Vecchioni e la scuola

La scuola è fatta per costruire una personalità dice Vecchioni, ma nella realtà accade questo?

In un’intervista Vecchioni, insegnante per 30 anni nei licei classici, parla dell’importanza della scuola per i giovani, per costruire se stessi, “ per tirare fuori quello che sei tu”.

In effetti la prima parte della nostra vita è incentrata sulla scuola, si parte a 3 anni con la scuola dell’infanzia, per passare alla scuola primaria , poi alla secondaria di 1° grado, i licei e le università.

Si perché ormai non esistono più le “elementari” o le “medie”… tutto è cambiato, c’è stata una trasformazione incredibile… non so quanto produttiva purtroppo.

Ai miei tempi c’era una maestra sola alle elementari, oggi ci sono 6 o 7 maestre, che sembra vogliano insegnarti l’impossibile: inglese, musica, tecnologia, informatica, educazione civica… oltre alle classiche materie e alle medie si mantiene il trend, ma aumentano i professori e, se possibile, tutto è ancora più specifico…

Dai 6 ai 13 anni si forma la nostra personalità… prima il processo era più lento, la grande trasformazione avveniva a partite dagli anni del liceo fino ai 16 anni, oggi tutto è anticipato e il fulcro della crescita ritengo essere nei 3 anni della secondaria.

L’adolescenza comincia già dagli 11 anni… e concordo il ruolo della scuola è fondamentale, ma più che altro dei professori… dovrebbe esistere una stretta collaborazione educativa tra genitori ed insegnanti.

E’ sempre la persona alla fine a trasmettere le emozioni, a darti qualcosa, ad insegnarti a crescere in ogni senso. Mi ricorderò sempre una mia professoressa di italiano, ci insegnava epica e quando raccontava delle gesta eroiche, dei miti era meravigliosa, ti trasportava in quell’epoca ed era talmente innamorata di quello che spiegava che ti faceva piacere per forza quella materia… in quei momenti ti aiutava anche a crescere!

Non sempre purtroppo si incontrano nel cammino insegnanti che ti trasmettono dei valori, che amano il loro lavoro e non solo amano insegnare, ma vogliono proprio bene ai propri alunni.

Forse coloro che forgiano tutto il percorso scolastico, che apportano cambiamenti e modifiche, dovrebbero concentrarsi più su questo aspetto di crescita, che sulla cultura a se stante. Mille materie, troppe, compiti, esigenze… i ragazzi arrivano al liceo che sono già stanchi e con poca voglia di studiare, sono già stressati, quando quello sarebbe il momento del vero studio maturo, consapevole e tra l’altro siamo cresciuti tutti , senza problemi, anche coi vecchi programmi.

Mi è rimasta impressa un’affermazione di una maestra di mia figlia in terza elementare, ops scusate primaria: “ i bambini non dovrebbero fare sport o altre attività nel pomeriggio, dovrebbero cominciare a concentrarsi sullo studio”.

A 8 anni???? Ma stiamo scherzando, i bambini hanno bisogno di svagarsi, di sperimentare, stare a contatto con le persone, costruire appunto la loro personalità… meglio un bel 6 ma felici, che avere un 10 ed essere frustrati già a quell’età!

Un altro episodio che mi ha lasciato perplessa, credo sia successo l’anno scorso, mia figlia non stava bene, ma non aveva febbre, solo spossatezza, mal di testa, stanchezza. Andiamo dalla pediatra, la quale mi dice: “ Signora è la nuova influenza dei giovani, dovuta allo stress… devono solo riposarsi e la tenga a casa da scuola un paio di giorni”.

Nella realtà accade questo, ma molto altro, i ragazzi oggi hanno così tanti stimoli ed opportunità, che noi non ci sognavamo neanche!

La ricetta per “costruire se stessi” è prendere tutto ciò che c’è di buono con buon senso, mischiarlo con dei solidi valori e non dimenticare mai l’ingrediente più importante… l’amore nel senso più assoluto possibile!

 

Raffaella Toia

Raffaella Toia nata a Busto Arsizio (VA) il 9 luglio 1972. Laureata in Giurisprudenza..,ora regista dell'Associazione Teatrale Amatoriale "Clandestini". Appassionata di musical, fotografia, viaggi, danza e della vita in generale.

Comments (1)

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    Elena Grossi

    “ i bambini non dovrebbero fare sport o altre attività nel pomeriggio, dovrebbero cominciare a concentrarsi sullo studio”.
    Questa frase dimostra anche come la scuola italiana, la cultura e la società italiana, considerino le attività come lo sport, la musica, la danza, la pittura come degli abbellimenti, dei riempitivi per il tempo libero (che poi no c’è mai). E non invece come parte integrante, fondamentale, del bagaglio culturale, della costruzione della personalità.

     

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