“…per dirgli grazie, e perché non muore mai, vi propongo di applaudire Johnny Hallyday”

Il 6 dicembre 2017 muore Johnny Hallyday.

E’ un evento che non ha avuto una grande risonanza, per lo meno al di fuori della Francia.
Anche sui social, dove abitualmente quando viene a mancare qualche personaggio di fama, subito vi è un’invasione di post di condoglianze e di commemorazione, in questo caso è quasi passato sotto silenzio.

Io stessa, confesso, conoscevo molto poco di lui, se non che fosse un cantante francese, marito di una altra cantante Sylvie Vartan.
Quando, spinta dai ricordi della mia adolescenza, ho navigato un po’ in internet, ho scoperto che in realtà è stato un artista prolifico ed in più campi, non solo nel mondo della canzone.
Il primo disco inciso nel 1960 a soli 17 anni dopo aver scoperto Elvis Presley ed essersi innamorato del rock’n’roll.
Ha conosciuto e lavorato con Jimi Hendrix, tradotto e cantato in francese diversi successi americani , anche “24.000 baci” di Celentano, duettato con cantanti di fama internazionale con Celine Dion, un concerto con i Rolling Stone.


Più di 40 dischi incisi, più di 110 milioni di dischi venduti, 50 anni di carriera eppure al di fuori della Francia, non è mai riuscito veramente a sfondare, anzi soprattutto nel mondo anglofono era spietatamente preso in giro.
In compenso i francesi lo amavano appassionatamente, i suoi concerti raccoglievano folle oceaniche di tutte le età, dai 6 ai 70 anni, e di tutti i livelli sociali.
E’ stato il classico prototipo dell’artista ribelle: un infanzia infelice, sregolatezza, molte donne, diversi matrimoni, un lungo periodo buio fatto di alcol e droghe, ma i suoi fans non hanno mai smesso di amarlo.

   

Johnny Hallyday non è solo questo! E stato anche attore, nel 1965 il suo primo film e non ha lavorato con il primo venuto ha fatto film con Lelouch, Godard, Costa Gravas.
Bisogna dire un particolare curioso della sua carriera come attore, se come cantante al di fuori della Francia non era riconosciuto ed anche ridicolizzato, come attore invece è stato molto apprezzato, mentre, paradossalmente, questo aspetto tra i suoi fans francesi è quasi sconosciuto o comunque assai poco rilevante.
Gli viene assegnata nel 1997 il maggiore dei riconoscimenti della Repubblica Francese: la Legion D’Onore.
Nel 2017 gli viene diagnosticato un tumore ai polmoni e muore appunto nel dicembre dello stesso anno.
Il suo funerale è un evento di stato, lutto nazionale, manifestazioni di cordoglio che ricordano quelle manifestate in occasione della morte di Lady D.
Un funerale imponente quello di Johnny Hallyday, un immenso corteo scorre sui Champs Elysees, motociclisti da tutto il paese si sono riversati a Parigi e hanno accompagnato il feretro bianco.


Insomma anche il funerale è un po’ esagerato, sopra le righe così come erano i suoi concerti, così come è stato lui e la sua vita.
Il presidente stesso Macron tiene un discorso molto emozionato.
Devo dire che mi ha molto colpito questa passione, questo affetto così esteso per questo cantante che, come dicevo, al di fuori dei suoi confini (anche se poi in realtà Hallyday non era neanche totalmente francese, infatti il padre era belga) era quasi ignorato.
Mi sono chiesta quale fosse il pregio la caratteristica che ha fatto sì che per così tanti anni abbia suscitato l’entusiasmo di così tanta gente.
Credo che prima di tutto fosse la sua grande passione e la sua anima tormentata che lui riversava appieno nelle sue canzoni, nei suoi concerti.
Non si risparmiava quando cantava, metteva tutto se stesso e si dava totalmente al suo pubblico.
Sicuramente la sua voce piena, potente e al tempo stesso un po’ sporca (da buon accanito fumatore di Gitanes senza filtro).
L’altro fattore credo sia stato l’aver saputo fondere perfettamente la tradizionale canzone francese, così melodica, con il rock, il pop e tutta la musica più moderna.
Hallyday ha prevalentemente cantato in francese, e, nonostante le canzoni rock cantate nella lingua francese siano normalmente un po’ ridicole (la musicalità della lingua francese non si adatta alla musicalità del genere rock), cantate da lui invece trovo che siano credibili, vere ed anche molto emozionanti.
Dunque chapeau a Jean-Philippe Léo Smet (è questo il vero nome di Johnny Hallyday).

Se ai suoi concerti arrivava a cavallo di una moto, elevato da ascensori, calato da un elicottero, come sarà stato il suo ingresso nel regno dei cieli?!

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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