TANGO – Danza e cura dell’anima

Parliamo ancora di ballo!

Questa volta vorrei parlarvi del Tango, Tango Argentino.

Vorrei parlarvene per le sue caratteristiche di danza piena di fascino e passione, ma anche per alcuni suoi aspetti e risvolti meno noti, di pratica curativa e riabilitativa.

Il Tango è stato dichiarato, nel settembre del 2009, patrimonio dell’umanità dalla sezione dell’Unesco che riconosce a beni “intangibili” l’importanza per la salvaguardia della conoscenza e dell’espressione.

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E’ un ballo che nasce in Argentina nell’ultimo trentennio del 1800 dal fenomeno dell’immigrazione.
Nei quartieri dove si sviluppa, immigrati di diverse nazionalità in grado di suonare strumenti, trovandosi nei cortili per socializzare, iniziarono a scambiarsi e condividere le proprie musiche tradizionali. Durante questi momenti di socializzazione, chi non suonava, ballava, spesso musiche che non conosceva e con partner di diverse nazionalità.
Tutto questo rese necessario sia per la musica, che per il ballo, un alto grado d’improvvisazione.

Oltre all’improvvisazione, per poter sincronizzare e comunicare i proprio movimenti e direzioni, si sviluppò un altra caratteristica fondamentale del tango, “l’abbraccio” tra i ballerini.
L’insieme di diverse solitudini e nostalgie danno luogo al desiderio di rompere la solitudine e al bisogno dell’incontro.
Il tango è coppia: 50% uomo e 50% donna, anche se il passo più importante, il cosiddetto “ocho” (il cuore del tango) lo esegue la donna (quasi sempre, in rarissime occasioni lo esegue anche l’uomo).
Ancora una volta, anche in questa danza, compare la figura dell’ 8, dell’infinito, simbolo della vita!
Una danza in cui la comunicazione tra i corpi è elevatissima: emozioni, energia, respirazione, abbraccio, cura…

“hai una persona tra le tue braccia e provi a parlare con lei attraverso il corpo, all’interno della cornice della musica.”

Quando il tango inizia a diffondersi al di là dei cortili e delle strade, nei locali pubblici, nacquero anche dei codici non scritti, per regolare le interazioni sociali nelle MILONGHE, che sono rimasti quasi invariati fino ad oggi.

Nelle sale uomini e donne seduti in tavoli separati sui lati opposti della pista.
Solo gli uomini potevano invitare le donne, l’invito andava fatto con il “cabeceo”, un cenno con la testa, che veniva fatto dopo una precedente intesa con lo sguardo, la “mirada”.
Questa modalità permetteva anche alle donne di cercare di scegliere, cercando il contatto visivo, con chi ballare o sfuggire, evitando lo sguardo, un invito indesiderato; permetteva inoltre all’uomo di “tastare il terreno” prima (mirada cercata, accettata o sfuggita) ed evitare un rifiuto pubblico.

Perché ho premesso che vi sono risvolti meno noti, impiegati in terapie psicologiche e riabilitative?

Perché oggi il tango, dopo aver conosciuto un periodo di quasi oblio e ora un ritorno nei gusti delle persone, ha varcato i suoi originari confini e ha colonizzato le nostre sale da ballo.

Nello stesso tempo le terapie e psicoterapie hanno intrapreso strade che integrano mente e corpo attraverso l’uso delle arti.
Ed ecco che queste arti (musica/ballo e psicologia/fisioterapia) si incrociano e interagiscono.

La tangoterapia nasce nel primo decennio del XXI secolo.
Diversi aspetti di questo ballo sono ottimi spunti per la terapia sulla persona.
La possibilità di sperimentare le diverse parti di sé, quella attiva, determinata, solare maschile e quella ricettiva, sensibile, lunare femminile, permette di migliorare la conoscenza di se stessi, attraverso un lavoro esperienziale della parte maschili e femminile.
Durante il percorso viene allargato il concetto di “seduzione” (nel suo significato etimologico di “condurre a sé”)sia verso le persone che verso l’ambiente, nel modo attivo e intraprendente, ma anche nella modalità silenziosa e ricettiva.
Nel praticare gli esercizi si aumenta la consapevolezza di come ci si comporta (come “portiamo” il corpo) sia nella seduzione (nel portare a se), sia nel rapporto/relazione con l’altro; come entrare in rapporto in modo attivo (maschile) o in modo ricettivo (femminile).
Cercare nella relazione con l’altro di spiegare,attraverso il corpo, dando voce al corpo, quali modalità di contatto si prediligono, cercando di far emergere parti di se stesso che non sempre trovano spazio nella vita di tutti i giorni.
La musica che è la cornice, guida nell’esplorazione delle emozioni.
Attraverso questa comunicazione di corpi, attraverso questa relazione che si stabilisce nel corso di una “Tanda” (sequenza di 3 brani) si prende contatto e si lavora anche su un altro aspetto: la Fiducia e la sua controparte la Responsabilità.
La guida (responsabilità) e l’essere guidati (la fiducia), come si conduce il ballo e come ci si affida al ballerino diventano metafora delle proprie modalità che agiamo nella vita quotidiana.

Inoltre i momenti tipici che si verificano nella Milonga (locali dove si balla il tango argentino)ripercorrono i momenti, le tappe delle relazioni umane.
Vi è l’incontro, la ricerca a distanza e la scelta – la Mirada e il Cabeceo.
L’inizio di una conoscenza e l’approfondimento di una relazione – la durata di una Tanda – non a caso sono 3 a volte 4 brani, ci vuole il tempo per comprendere il linguaggio dell’altro e trovare la sintonia, l’armonia.
Poi c’è il distacco – la fine della Tanda – ci si saluta, ci si ringrazia per il tempo dedicatosi; si prendono strade diverse: si sceglie di ballare con altri, oppure di continuare con lo stesso partner o ci si ritrova in qualche tanda successiva.
All’interno del ballo c’è l’Abbraccio, caratteristico del modo di stare insieme di questo ballo.
Abbracciare, ma anche lasciarsi abbracciare; l’abbraccio deve essere morbido, confortevole, ma anche sicuro, protettivo determinato.
Come abbracciamo e ci lasciamo abbracciare dice tanto di noi!

In questi ultimi anni le tecniche riabilitative fanno sempre più ricorso a forme di riabilitazione “complementari”, che integrano cioè le forme “classiche”.
Negli studi di queste forme complementari molti sottolineano l’efficacia del tango
Vi propongo qui un elenco di patologie per le quali si è sperimentato con successo e giovamento l’utilizzo di questa pratica:

  • Per persone affette da problemi dell’equilibrio e del controllo della postura di origine ortopedica e di natura neurologica, come Sclerosi Multipla e Malattia di Parkinson (è soprattutto su quest’ultima patologia che si sono concentrati i maggiori studi scientifici con risultati sorprendenti).
  • Come riabilitazione allo sforzo in pazienti con patologie respiratore e cardiocircolatorie.
  • Per persone insicure, con scarsa fiducia nelle proprie capacità/potenzialità.
  • Per soggetti con difficoltà a rapportarsi/accettare il proprio corpo
  • Stati d’ansia, di stress e di depressione (non grave).
  • In presenza di fobie sociali (es. esibirsi o parlare in pubblico, temere esageratamente il giudizio degli altri…)
  • Per coppie che vogliono rinvigorire il proprio rapporto, riequilibrando i propri ruoli e condividendo un interesse comune.

Come sempre dove abbiamo un mezzo che è la musica che ci percorre e ci attraversa liberando le nostre emozioni, sciogliendo i nostri nodi, fluendo nel nostro corpo, troviamo il modo di ritrovare una serenità , un armonia con noi stessi, con gli altri ed infine con il mondo che ci circonda, che ci fa stare bene e ci fa essere migliori.

 

 

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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