Due chiacchiere con…

Due chiacchiere e risate con… Rosy Messina

Benvenuti Cari Lettori all’intervista più pazza, energica e piena di vita che ho avuto la fortuna di scrivere e di poter raccontare. Signore e Signori ecco a voi Rosy Messina! Abbiamo parlato insieme ininterrottamente per circa 45 minuti al telefono di tantissime cose tra risate a crepapelle e momenti di magica riflessione e sono veramente felice di potervi raccontare ciò che è venuto fuori.

Eccoci alla prima domanda: ho sbirciato una tua foto che ti ritrae alla tenera età di circa 5 anni con un microfono in mano in piedi su un tavolo. Quindi come è nata in te la voglia di cantare?

Devi sapere che io non sono nata come il 95% del resto del mondo ma sono nata al contrario. Ma non basta, perché dentro di me risiede una “Creatura Mitologica e Misteriosa” che mi ha sempre invogliato e accompagnato a cantare. Te lo confesso: le mie prime parole sono state VOGLIO CANTARE e ho sempre cantato. Infatti la foto che hai visto mi ritrae dopo una lunghissima serata in cui io dovevo assolutamente cantare e (qui parte il primo aneddoto) mi sono arrampicata sul tavolo e ho strappato il microfono solo ed esclusivamente perché io dovevo cantare! Ho una mia massima di vita:

“Posso anche non respirare ma DEVO assolutamente cantare!”

Questo ti fa capire quanto io viva per la musica.

Wow, che inizio… Bene passiamo alla domanda successiva: ci racconteresti i tuoi esordi e il tuo primo spettacolo?

Io non nasco come performer di musical ma arrivo in questo mondo dalla fantastica esperienza della Band (che consiglio a tutti coloro che amano la musica). Il mio primissimo lavoro è stato con Alex Britti nel 2008 nel tour MTV Unplugged come corista. E’ stato bellissimo e credimi lo rifarei mille volte anche se in quel periodo (data la giovane età) l’ho vissuto poco. Sicuramente ora come ora lo vivrei al 100%.

Sei pronta per la prossima domanda Rosy? Questa è difficile: ti ispiri a qualche big della musica oppure tu parti come punto di riferimento per gli altri?

Bellissima domanda: guarda io come miti ho sempre avuto dei mostri sacri della musica che io definisco “Dei dell’Olimpo” come Celine Dion, Aretha Franklin e Giorgia (che tra le artiste italiane ho avuto il piacere di conoscere di persona). Ho studiato e lavorato duramente e ora ti posso dire che vorrei essere un punto di riferimento per chi mi segue e viene a lezione con me. Tieni presente che io non faccio solo la performer ma insegno e per me questa cosa vuol dire “condividere insieme emozioni”, anche perché io non sono la solita insegnante tutta teoria e basta, ma cerco di essere al pari con il mio “allievo”. E’ una missione, uno scambio di sensazioni, gioia, lacrime e molto altro e credimi è una cosa bellissima perché arrivo a casa stanca morta ma piena di vita!

Che bello… Vivere di emozioni… Come è successo in Alice Underground, spettacolo in cui il tuo ruolo era la Lucertola e con il brano “Pure Imagination” hai incantato non solo il pubblico in sala ma anche chi era in scena con te. Infatti le prime parole del brano sono “Come with me” ovvero vieni con me.

“Beh Alice è stata un’esperienza che mi ha dato tanto. Era una fra le prime volte che ero in scena con i ragazzi di Professione Spettacolo e Accademia Platafisica (diretta da Marcello Sindici, Brunella e Maria Laura Platania n.d.r.) e quel brano per me significa moltissimo. E’ una persona che sta vivendo appieno ciò che gli succede con la grinta, determinazione e sorriso che sono sempre state anche le mie qualità.

Quali caratteristiche deve avere secondo te un musical per incantare il pubblico?

Per me uno spettacolo deve lasciare un messaggio. Altrimenti si rischia di imbattere in uno show molto bello ma il pubblico non recepisce la vita vera e le emozioni vissute sul palco. Quando ero più giovane (e lo sono ancora!) mi piaceva molto Flashdance, Footloose ovvero musical prevalentemente ballati e che lanciassero il messaggio di credere a tutti i costi nei propri sogni. Oggi che sono un po’ più grande e ti posso dire che amo “L’ultima strega” (in cui ho avuto l’onore di essere presente) e “Processo a Pinocchio” guidati da un regista talentuoso e bravissimo come Andrea Palotto.

Parlando di spettacoli: c’è o ci sono degli spettacoli che ti sono rimasti nel cuore?

Porto nel cuore due spettacoli: il primo è “Heathers” perché è un lavoro enorme fatto con Marcello Sindici (Coreografo e Regista associato), Maria Laura (Acting Coach) e Brunella Platania (Vocal Coach e Regista associata) che mi hanno tirato fuori emozioni e note che io mai avrei pensato di avere nella mia vita. Ma soprattutto perché lo spettacolo lascia un messaggio bellissimo e in più avere la fortuna di essere Veronica nel musical e condividere il palco con tutti i ragazzi del cast (che è splendido) è stato ed è a tutt’ora una bellissima emozione! Il secondo spettacolo che ho nel cuore è Sanremo Musical: uno show preparato alla perfezione con un cast fantastico. E’ bellissimo provare emozioni vere sulla pelle ma ancora di più vedere il pubblico che canta, si emoziona e piange con te! Stupendo! E ho per te un aneddoto: la mia audizione per questo musical si è svolta con l’idea di voler cantare (dato che era presente nella lista dei brani da preparare ) un brano che io amo ovvero “Come saprei” di Giorgia. Non mi interessava essere presa nel musical. Io sono arrivata all’audizione con l’idea di voler CANTARE e di voler CANTARE GIORGIA! Com’è andata l’audizione? Mi hanno preso!

Cosa deve avere e cosa non deve avere un performer secondo te?

E qui iniziano le domande spinose vero??? (risata) Beh, tieni presente che quando vado a teatro io sono l’anti-spettatore fatto a persona. Ho un’autonomia di 30 secondi (circa… pure meno). Quindi io ho bisogno di essere attratta da qualcosa di forte. Parlando di performer, chi sta su un palco (come dicono a Roma) “ce deve ave’ il fuoco negli occhi”, deve vivere di ciò che sta raccontando e lasciarsi andare alle emozioni. Non deve assolutamente avere il desiderio o l’arroganza di sentirsi arrivato. La mancanza di umiltà e di coscienza di se stessi alla fine si paga.

Parlando di esperienza teatrale: hai qualche aneddoto da raccontarci?

Certo, io sono un libro aperto di aneddoti! (risata). Te ne racconto due: Facemmo “Grease” con Marcello Sindici come regista a Roma al Teatro Orione e io ero Sandy. La storia vuole che Sandy “vestita da povera” diventi poi molto bella. Non ero riuscita a trovare le scarpe col tacco bianco panna e quindi avevamo verniciato, il pomeriggio stesso dello show, con la vernice da imbianchino un paio di converse. Arriviamo allo spettacolo, cambio scena al volo di 30 secondi… E’ successo di tutto: le converse (asciugandosi la vernice) erano diventate un tutt’uno con il mio piede ma cosa ancora più bella è che io (nel tentativo di togliermi le scarpe) mi sono colorata i capelli di bianco. Una Sandy un po’ piu vecchia. Il secondo aneddoto invece riguarda “E se il tempo fosse un gambero”. La sera prima dell’audizione ho avuto un saggio, dove una mia allieva non era stata per niente bene. Conclusa la cosa con ambulanza 118 e tornata a casa alle 3 del mattino mando un messaggio ad una mia collega e gli dico: “Domani mattina io non vado a fare l’audizione!” Mattino dopo, per sfida personale, mi presento comunque al Teatro Brancaccio a Roma per l’audizione e notavo che le persone mi guardavano in un certo modo: avevo sbagliato outfit. Immagina di vedere le ballerine tutte body, collant e scarpa da ballo e io canottiera, pantaloncino corto e scarpe da ginnastica (Nike!). Facciamo le coreografie (pazzesche davvero) e da 400 rimaniamo in 8. Saverio Marconi (regista del musical e storia del Teatro e Teatro Musicale Italiano) mi dice: “Senti ma ti posso fare una domanda? Sei bravissima ma ti togli quelle scarpe da ginnastica orrende?” e io con la mia incoscienza gli risposi: “Certo, a patto che mi prendiate. Io ballo anche sul tacco 12!” C’è stata una risata generale e… mi hanno preso.

Purtroppo il tempo a nostra disposizione sta per scadere. Siamo alle ultime domande e volevo chiederti quanto conta per te la famiglia?
La mia famiglia è stata non fondamentale ma di più! Sono stati il mio punto di riferimento. Ovviamente ci sono stati dei momenti un po’ no: dai 6 ai 18 anni avevo papà che continuava a sostenere i miei sogni mentre invece mamma voleva che io studiassi e che trovassi un lavoro. Come tutte le ragazze di 18 anni ho affrontato anche io l’andare via da casa e raggiungere/inseguire i miei sogni. Ma posso dire con orgoglio che ce l’ho fatta e mi sono anche laureata in Lettere a dicembre del 2016! Cosa voglio di più? Beh ora come ora avere la mia famiglia più vicino ma questo sogno si realizzerà presto!

Eccoci arrivati all’ultima domanda: Rosy e i progetti futuri.

Prima cosa fra tutte: CANTARE! Anche alla festa di paese, l’importante è stare sul palco, trasmettere emozioni vere e cantare! Mi piacerebbe molto tornare a suonare con la band, anche perché è stata un’esperienza fantastica e da questo ho imparato a fare da distributore di emozioni. E un po’ si allaccia a Sanremo Musical: un grandissimo lavoro creato con emozioni vere. In futuro mi piacerebbe avere una scuola tutta mia dove poter insegnare con il mio metodo. Per quanto riguarda gli spettacoli, partirà il tour di Heathers (e vi invito a seguirci sulla pagina ufficiale www.heathersmusicalitalia.com) e il 23 giugno sarò a Sanremo con “Sanremo Musical” e so che mi emozionerò tantissimo. Speriamo che presto parta anche il tour.

Grazie infinite Rosy per la tua disponibilità e grazie per aver fatto emergere qualità come energia, determinazione, grinta e cuore che ti accompagnano da sempre. Speriamo che i giovani talenti che sono in ascolto sul nostro blog ricevano tutte queste belle emozioni. Grazie Rosy e speriamo di incontrarti presto sul palco!

 

Luca Virone

Ciao, io sono Luca! Che ci faccio qui? Effettivamente non lo so neanche io! Scherzi a parte, studio canto, recitazione, solfeggio e amo il mondo del musical. Direi che sono buoni presupposti.

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