IL NUMERO ZERO

E’ sempre vero che essere la numero zero sia meglio che essere la numero uno?

Fin da bambini che lo si voglia o no si è sottoposti a giudizio degli altri. Pensate a quando si viene alla luce, i primi a giudicare sono proprio mamma e papà che guardando negli occhi il loro pargolo esprimono subito il loro pensiero “o che bello!” quando va bene, altrimenti il malcapitato si becca un “mamma mia sembra una scimmia!”.
Nel corso della vita è un susseguirsi di giudizi, in ambito scolastico, nel lavoro, in famiglia e con gli amici.
Provate a pensare a quando vi infilate in metropolitana, non c’è luogo più adatto che si presti al giudizio, nei cambi di stagione poi ti trovi di fronte a persone ancora con la pelliccia e ad altri già in maglietta e infradito, e li partono i commenti tra i più disparati.
Ma il top avviene in ambito lavorativo, sì perché in questo caso il giudizio diventa anche una questione soggettiva.
Il parrucchiere che sarà in grado di soddisfare le mie richieste sarà il più bravo, ma al contrario se io non mi ritrovo guardandomi allo specchio, diventerà il peggiore, poco importa se il lavoro che ha fatto è perfetto, continuerò a pensare che non sia stato all’altezza.
Questo perché il giudizio non è oggettivo ma soggettivo; probabilmente quel taglio o quel colore semplicemente non si addicevano alla mia persona.
Questo è un esempio di come non siamo stati obiettivi e se dovessimo consigliare un’amica certo non daremmo il nome del parrucchiere “X” causando un danno a quest’ultimo.
Di esempi potremmo citarne un’infinità, ma voglio soffermarmi su un lavoro in particolare che in generale è basato sul giudizio altrui, parlo degli “ARTISTI”… chi più di loro!
… Il pubblico, “GIUDICE SOVRANO”.
Ma è giusto che il pubblico possa dire la sua altrimenti non esisterebbero i “Fans Club”, tutti compreremmo i dischi di tutti o di nessuno e non avrebbe senso avere sia nella musica sia nel teatro tanta scelta, tanto andrebbe sempre bene tutto oppure niente.
Ma entrando ancor più nello specifico, come mamma di un ex atleta, di gare ne so qualcosa e vorrei soffermarmi, parlando di ARTISTI, sui concorsi.
Ah! Queste magnifiche manifestazioni che a me personalmente mettono un sacco di adrenalina (anche se non le vivo ovviamente in prima persona) e tanta, ma tanta allegria.
Quando sono tra il pubblico, ad uno dei concorsi in cui Chiara con la sua Accademia partecipa, mi sento felice, mi appaga vedere, dopo tanto duro lavoro il risultato, il sapere che mia figlia sia affidata in mani serie e scrupolose, dove nulla è lasciato al caso.
Verrebbe spontanea una domanda, ma forse Chiara è brava di suo? I maestri altro non fanno che mettere a punto un qualcosa di già esistente!
Non sono d’accordo, avere talento non basta se non ben canalizzato, e poi a riprova di quanto sto scrivendo, ci sono i compagni di viaggio di Chiara, in primis la sua “Socia” Valentina e a seguire tutti gli altri.
Tutti ragazzi che talento ne hanno da vendere ma poi sono i coach a fare la differenza e per questo non posso fare altro che ringraziare sia Cristina Rampini sia Manuel Gervasoni (che cito in quest’ordine solo per galanteria femminile).
Ma torniamo a noi e ai famigerati concorsi, si perché ultimamente mi sono imbattuta in uno di questi, manifestazione straordinaria, molto ben organizzata, dove ho potuto ammirare un numero esagerato di talenti, ragazzi adulti e anche bambini e vi posso assicurare che è stato un gran bello spettacolo.
Come in tutte le gare però il vincitore è uno solo, e voi direte l’importante è partecipare, e no … non quando la NUMERO UNO sei proprio tu e non vinci perché definita la NUMERO ZERO!
Quindi tornando alla domanda iniziale essere la numero zero paga sempre?
La risposta è “SNI!”.
Certamente sentire giudizi positivi nei tuoi confronti è super appagante, se poi questi arrivano da personaggi famosi e con una carriera alle spalle di tutto rispetto ancor di più, ma per una ragazza di 18 anni, anche la coppa e il podio, hanno il loro peso.
Come mamma, in tutta questa vicenda ho avuto la parte peggiore, il dover supportare la propria figlia di fronte a quella che a mio avviso è stata un’ingiustizia.
Sono adulta, so bene che il giudizio dei giudici è insindacabile, mai mi permetterei di sollevare polemiche inutili, che non cambierebbero il risultato, e metterebbero in difficoltà mia figlia, ma anche io come loro ho la mia idea e certamente credo che le valutazioni vadano fatte in modo oggettivo, non soggettivo.
Poco importa se la gara appare “non comparabile” per una serie di ragioni, se più concorrenti si trovano ad essere giudicati all’interno della medesima gara, il giudizio deve essere dato alla pari che si tratti di bambini o di ragazzi piuttosto che di adulti, le regole devono essere uguali per tutti!
A volte però le cose non vanno come dovrebbero, e il ruolo di noi genitori in questo caso è fondamentale, è quello di essere di supporto, così come è toccato a me con Chiara, la mia camicetta è stata un ottimo kleenex per le sue lacrime.
Ma cosa dire a tua figlia di fronte a tutto questo?
Cosa, che ancora lei non sapesse o che non si fosse sentita già dire in merito alle sue capacità, se non che la coppa era solo un aspetto secondario?
A parte averla stretta in un lungo e caloroso abbraccio, che solo una forte intesa tra madre e figlia può dare il giusto significato, certamente è aver analizzato con lei passo dopo passo l’accaduto, cercando di dare una spiegazione logica anche se logica non c’era…
“ma soprattutto l’ho motivata” le ho sorriso guardandola negli occhi e le ho spiegato tutto ciò che c’era stato di positivo in questo concorso, nei dettagli, che a lei stando sul palco erano probabilmente sfuggiti, ho cercato di darle la giusta carica che serve nei momenti in cui cadi per rialzarti più forte di prima.
In fondo le ingiustizie ci saranno sempre, ma quello che importa davvero è crederci sempre, e con tanta umiltà continuare a lavorare sodo, con la certezza che il tempo restituirà con gli interessi quei sorrisi che a quel concorso avevano lasciato posto alle lacrime.
A mia figlia con amore…!

 

Barbara Meroni

Sono Barbara, lavoro con i numeri, ho una splendida famiglia, ed una passione che mi accompagna da sempre, il "canto". Amo pensare al mio prossimo, ma al tempo stesso cerco di ritagliarmi dei momenti tutti miei. Non nego un sorriso a nessuno, ma per gli abbracci... devi essere speciale!

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