La Danza del Ventre non è una Lap Dance!

Danza del ventre, così è conosciuta nel mondo occidentale.

E con questo nome già si apre tutto un immaginario di danza lasciva e volta a compiacere e sedurre l’uomo.
Niente di più falso.
La danza del ventre, meglio danza orientale, (in arabo raqs sharqi, رقص شرقي, danza dell’est, inteso come parte orientale del mondo arabo), ha in realtà origini antichissime, se ne trovano già tracce nella cultura Assiro/Babilonese e nel culto della Grande Madre.
Ai tempi del culto della Grande Madre vi era un’identificazione tra donna, natura e divinità per cui l’intimo femminile era inteso come un tempio che trascendeva dall’identità personale della donna.
La danza orientale era un linguaggio di comunicazione donna/donna.
Era una forma d’intrattenimento e di raccontarsi la vita, le emozioni, le speranze tra donne.
La danza orientale richiama gli antichi culti della fertilità, è intimamente legata al corpo femminile, alla riproduzione, alla nascita, ai cicli delle stagioni, alla natura stessa.
Non è un caso che i movimenti di questa danza descrivano, con i diversi distretti del corpo, cerchi e otto. Cioè il cerchio simbolo della vita e l’otto simbolo dell’infinito, con le braccia poi, spesso si imita il movimento sinuoso del serpente. Animale sacro in molte religioni antiche. simbolo di morte e di rinascita, simbolo dell’arte medica.
Per questo è una danza sacra, rituale, legata strettamente alla femminilità e praticata esclusivamente dalle donne. Anche se in seguito si sono sviluppati alcuni stili nei quali si è inserita anche la danza maschile.
Nel tempo ci si è resi conto, anche tramite studi scientifici e medici, che questa danza fa bene a tutto il corpo: aumenta la flessibilità e la tonicità del seno, delle spalle, delle braccia, del bacino, della pancia (da quando pratico questa danza, la mia pancia finalmente ha trovato il suo perché!); gli addominali sono coinvolti profondamente nei movimenti, modellano la linea e giovano agli organi interni. Tonifica le cosce, migliora l’agilità delle articolazioni, sembra ritardare l’osteoporosi, migliora la postura e rafforza il pavimento pelvico.
La conoscenza della danza orientale giunge in Europa tramite i primi contatti che ebbero al Cairo le truppe napoleoniche.
Le danzatrici con cui vengono in contatto appartengono al gruppo conosciuto come Ghawazee, artiste di strada di tribù nomadi zingare.
Queste erano malviste, con una dubbia reputazione, al contrario di un altro gruppo di danzatrici (le Awalim) di una classe sociale più elevata e colta che si esibiva solo in luoghi privati e alla presenza di pubblico solo femminile.
Si diffonde poi in Europa e in America la conoscenza di questa danza tramite i Cabaret degli anni 30 e 40, ma è negli anni 90 che diviene famosa in tutto il mondo
Oggi scuole e corsi di danza orientale sono sorti un po’ dovunque.
Quali sono gli aspetti che l’hanno resa così interessante ed accattivante?
E’ una danza che ti fa ricoprire e piacere il tuo corpo.
La caratteristica è l’Isolazione, cioè si muove un distretto del corpo, tenendo fermo tutto il resto, questo porta a conoscere e controllare i propri muscoli e le parti distinte del corpo.
Ognuno esegue i movimenti secondo le caratteristiche del proprio fisico, devono essere movimenti che ti fanno sentire bene. Improvvisamente scopri o riscopri la bellezza del tuo corpo, di te stessa, invece che scorgere gli immaginari difetti che nascono dagli sguardi degli altri.
E’ una danza che ti fa riscoprire la solidarietà, la complicità, la condivisione tra donne.
Le lezioni, i corsi si volgono in cerchio, tutte uguali, ci si guarda, s’impara, ci si corregge, si imita e si prende spunto per improvvisare, l’una dalle altre.
Si prende e si da energia.
Si crea un circolo di energia tutta femminile. Vi parlo infine di una forma particolare di questa disciplina, che è la danza dei 7 veli.
La troviamo citata nell’Antico Testamento, nel noto episodio di Salomè ed Erode. Già in questo racconto la danza ha l’aspetto di una danza di seduzione, giungerà a noi come la più antica forma di spogliarello.
In realtà è tutt’altro!
E’ una vera e propria danza sacra che origina dal mito del Ciclo Vitale di Ishtar che indossava i 7 veli. 7 veli che corrispondevano ai 7 Chakra, di colori differenti ad indicare i sette pianeti, ognuno dei quali possedeva dei pregi e dei difetti che influenzavano la personalità di ogni essere vivente.
In onore di questa Dea, le sacerdotesse eseguivano la famosa ‘Danza dei 7 Veli’, dove l’abbandono del velo simboleggiava l’allontanamento degl’aspetti umani negativi e l’esaltazione di quelli positivi. Danza che donava energia positiva e armonia tra il corpo e la mente. Quest danza è quindi qualche cosa di più di una pratica sportiva, di una forma di divertimento! E’ quasi una forma di meditazione!

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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