NELSON MANDELA

100 ANNI DI NELSON MANDELA

“La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare”

18 LUGLIO 2018 avrebbe avuto 100 anni e sarebbe stato ancora capace di donare saggezza.

Nacque nel 1918 dalla famiglia reale dei Thembu, di etnia Xhosa, la seconda popolazione di colore dopo gli Zulu. Studiò all’Università di Fort Hare, da dove lo cacciarono nel 1940 per avere capeggiato insieme a Oliver Tambo una manifestazione. 

Tornato nel suo villaggio scoprì che il suo capotribù gli aveva già assegnato una moglie e così scappò a Johannesburg. Nel 1944 fondò la Lega giovanile dell’African National Congress (ANC), con l’obiettivo di porre fine alle ingiustizie e le sofferenze dei neri.

Mandela è stato probabilmente il leader sudafricano più importante del ‘900, perchè ha messo fine alla parola apartheid.

“Apartheid” significa “separazione”, un’idea che nel 1948 divenne un vero e proprio sistema legislativo, che mirava alla separazione di bianchi e neri nelle zone abitate da entrambi e alla istituzione dei bantustan, territori semi-indipendenti in cui molti neri dovettero trasferirsi, più conosciuti come “ghetti”.

Bisogna tenere in considerazione che in Sudafrica i neri e meticci costituivano l’80% della popolazione, mentre i bianchi si dividevano in coloni di origine inglese e afrikaner, anch’essi favorevoli alla politica razzista.

Nel ’48 ci fu la teorizzazione dell’apartheid, con delle leggi precise… come la proibizione di matrimoni interrazziali, il divieto per i neri di entrare in determinate zone urbane  e di usare le stesse strutture pubbliche, difficoltoso accesso all’istruzione… praticamente niente più diritti civili e politici per i neri.

“Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto”

Mandela ha trascorso quasi un terzo della sua vita in carcere, ma non ha mai abbandonato la sua filosofia umana, l’UBUNTU, che cercava “il senso più profondo dell’essere umano solo attraverso l’umanità degli altri”.

Il primo processo arriva nel 1956 con conseguenti 4 anni di carcere.

Nel 1962 fu arrestato per aver abbandonato il paese senza autorizzazione e aver organizzato manifestazioni di protesta e coinvolto in un altro processo successivo. E’ stato in prigione 27 anni, dal 1962 al 1990, in condizione di restrizione massima, nel carcere di massima sicurezza a Robben Island… non ha potuto neanche partecipare ai funerali del figlo Thembi, morto a 27 anni.

Alla fine gli fu concessa la grazia e nel 1990 Mandela uscì dal carcere e subito nel ’91 divenne presidente dell’Anc e fu istituita la Convenzione per un Sudafrica democratico, per creare un governo eletto da tutti i cittadini.

Questi sforzi lo portarono a ricevere il premio Nobel per le pace nel 1993 “per aver posto le basi per un Sudafrica nuovo e democratico”e per aver messo fine alla parola “apartheid” dei neri in Sudafrica, durata per circa mezzo secolo!

Nel 1994 ci furono le prime elezioni democratiche e Mandela divenne presidente.

Non si può trovare passione nel vivere in modo mediocre. Non accontentatevi di una vita che è meno di quello che siete capaci di vivere.” 

Oggi il Sudafrica appare come una società multietnica, dove ancora i vari gruppi non socializzano molto tra loro, tranne in alcuni ambienti, come per esempio il mondo dello spettacolo e quello accademico. Alle identità etniche corrispondono ancora differenze linguistiche, culturali ed economiche, ma non ci sono più stati conflitti razziali violenti.

Occorrono sempre grandi uomini per fare la storia e migliorare questo nostro mondo. Mandela era un attaccabrighe, rivoluzionario, con un animo stupendo, ma soprattutto credeva nei sogni e nella sua identità culturale, che ancora oggi viene tramandata dagli anziani delle vecchie tribù, basata su ospitalità, rispetto e una forte componente religiosa e spirituale.

E concludo questo articolo con un ultimo aneddoto, meraviglioso… che fa pensare tanto e che fa capire quanto poco basterebbe agli uomini per essere migliori…

Un antropologo ha proposto un gioco ai bambini della tribù di origine di Mandela, ha lasciato un cesto di frutta vicino ad un albero e ha detto ai bambini che chiunque fosse arrivato per primo a prendere il cesto, avrebbe goduto di tutti i frutti.

Ha dato il via, i bambini si sono guardati negli occhi e hanno corso tutti insieme. Raggiunto l’albero, si sono seduti all’unisono e si sono divisi  tutti i frutti.

Quando l’antropologo ha chiesto loro perchè avessero deciso cosi, i bambini hanno risposto “UBUNTU” (io sono perchè siamo)… come è possibile per uno di noi essere felice se tutti gli altri sono tristi?

“Un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”

 

Raffaella Toia

Raffaella Toia nata a Busto Arsizio (VA) il 9 luglio 1972. Laureata in Giurisprudenza..,ora regista dell'Associazione Teatrale Amatoriale "Clandestini". Appassionata di musical, fotografia, viaggi, danza e della vita in generale.

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