Il giorno della memoria

Un giorno da ricordare

Oggi, 27 Gennaio 2019, è la “Giornata della Memoria” scelta dall’ONU come giornata mondiale da ricordare. Una memoria che vorremmo non avere. Una memoria che fa male al cuore, alla mente, ma soprattutto agli occhi di chi ha vissuto in primo piano la seconda guerra mondiale. L’apertura di quei cancelli, il treno al binario 21 che partiva, il taglio dei capelli, le uniformi uguali per tutti, la selezione tra uomini e donne e malati e sani. Tutte queste cose che in milioni hanno vissuto tra il 1939 e il 1945, ma da cui in pochi sono riusciti a scamparne vivi.

Una di queste persone è “Liliana Segre”. Donna di ormai 87 anni che fu deportata ad Auschwitz a soli 13 anni. All’età di 8 anni smise di andare a scuola perché Mussolini emanò delle leggi razziali secondo le quali gli ebrei non potevano più frequentare luoghi pubblici. Ci racconta Liliana in un’intervista che da quel giorno, perse qualsiasi contatto con tutte le sue compagne di scuola eccetto 3 e persino la maestra con cui aveva uno stretto rapporto, non andò più a trovarla. 
Tutto, si ricorda tutto di quell’orribile 30 Gennaio 1944 quando con estrema rabbia venne messa su quel treno per dirigersi al campo. E per che cosa? Tutto solo ed esclusivamente perché era nata da una famiglia ebrea. 
Uno scempio. Mano nella mano col papà fino a quando per disgrazia vennero divisi. Era impossibile per lei riuscire a capire cosa stesse succedendo. La marchiano. Un marchio che rimarrà a vita per ricordarle tutto il male che le è stato fatto.

 
Partono in 605. Tornano in 22. Di cui solo lei della sua famiglia. “Non ti resta che il tuo corpo” ci racconta. Il tuo corpo che non riconosci neanche più perché se ti davano da mangiare era un miracolo. Passava i giorni in solitudine al freddo a lavorare. 
Paura. Perché solo paura può avere una bambina di 13 anni a subire queste cose. Non sa dove si trova. Non sa con chi è. Non sa se domani vivrà ancora. Una frase che ci lascia attoniti se la pensiamo detta da una ragazzina. Una frase che purtroppo era cruda verità, perché lei davvero non sapeva se andando avanti in quel modo sarebbe sopravvissuta giorno dopo giorno. 
Ecco che arriva quel giorno. Quel memorabile giorno in cui finalmente torna a casa. Torna a casa dopo 3 anni di razzie. Torna a casa e non è più la bambina che è partita. “Un animale ferito” come si definisce lei. 
Nessuno mai nella vita dovrebbe provare un’esperienza del genere e sentirsi come lei si è sentita. Nessuno mai dovrebbe pensare di poter agire nella maniera in cui i soldati delle SS agivano, per puro sfruttamento.

 
“Sono stati anni orribili. Ma ora, sono qui a raccontarli.”

Cit. Liliana Segre

 

Giorgia Rebuffi

Mi chiamo Giorgia, amo cantare; ballare ed essere me stessa ovunque. Scrivo e farlo mi rende libera!😉 Non sono affettuosa, ma qualche volta mi concedo due coccole...

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