I bambini e la musica: Pietro Morello – Medico della felicità

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I bambini e la musica – Pietro Morello

Perché un bambino deve studiare musica?

Innanzi tutto e senza ombra di dubbio la musica è una componente fondamentale nella formazione e nella scolarizzazione del bambino, per più motivi:

In primo luogo la musica favorisce lo sviluppo della memoria, infatti il bambino, grazie all’ascolto ripetuto di un brano, è in grado di sviluppare il pensiero proiettivo autobiografico, ma soprattutto è in grado di focalizzarsi sulla melodia cercando di riprodurla con suoni e gesti, il che fa si che si possa ricordare anche il testo, per quando possa non comprenderne il significato (anche se in realtà, con la giusta attenzione da parte dei genitori, può senza ombra di dubbio soffermarsi a sufficienza sulle parole di un testo da capirle e assimilarle).

Quindi, traendo conclusioni, l’ascolto e lo studio della musica fa sì che il bambino faccia un perenne esercizio di memoria, al contempo utile e ludico.

In secondo luogo fornisce una consapevolezza al bambino dello spazio e del tempo.
Infatti, un bambino che comincia a studiare musica, senza stare per forza ai dogmi dell’insegnamento classico (che spesso inibiscono la fantasia), è più consapevole di quando possa contare un tempo rispetto ad un altro, conosce il valore della velocità e della lentezza, il valore del silenzio e del suono più forte.

Sono tutte cose che chi legge questo articolo si spera ritenga automatismi, ma se ci proiettiamo nella mente di un bambino, che è tabula rasa da scrivere, non è difficile immaginare quanto tutto questo possa aiutarlo a capire concetti che altrimenti dovrebbe estrapolare solo dall’osservazione quotidiana.

Studiare musica sviluppa il pensiero matematico.
Frase sentita e risentita vero? Un po’ come “Mozart fa diventare i bambini intelligenti”.

Bene, ma qui non siamo di fronte a una leggenda, bensì a qualcosa di veritiero e autentico; infatti lo studio della musica, e soprattutto lo studio della musica d’insieme, fa sì che il bambino, divertendosi, si ponga nella condizione di contare tempi, alcuni frazioni di altri, alcuni raddoppiamenti, silenzi, pause e partenze precise, per far funzionare il tutto.

E questo il bambino non lo farà con noia, o contro voglia, perché egli stesso vorrà sentire l’armonia che si crea nel momento in cui queste regole vengono adeguatamente applicate.

Questo è il segreto della musica nell’infanzia, ci dà la possibilità di continuare a trattare i bambini come tali, senza per forza sottoporli a metodi standard che a stento funzionano con gli adulti, ma cercando di intravedere in loro il potenziale musicale, cercando di capire da loro quanto la musica sia innanzi tutto uno strumento di comunicazione.
Quindi sarà il bambino stesso a creare il proprio metodo educativo di se stesso, che quindi funzionerà per forza, in quanto ludico, leggero e volontario.
Non è necessario imporre la musica ai bambini, è sufficiente farla ascoltare.

Superato ora il concetto base dell’importanza della musica nella formazione scolastica, argomento di certo importante, ma non fulcro della questione, la musica ha un valore fondamentale in quello che è la formazione del futuro adulto; mi spiego:
L’ultima frase che ho scritto (“non è necessario imporre la musica…”) è il fulcro di tutto.
Sarebbe infatti necessario che tutti avessero un’impronta musicale nella vita, non per forza che tutti diventino musicisti suonatori, ma che tutti, come si conosce la storia e la filosofia, conoscano la storia e l’evoluzione della musica, perché spesso si possono intravedere nella nostra quotidianità aspetti che riprendono i canoni musicali di epoche non da molto passate.

Spiego brevemente il tutto: un bambino che conosce la storia della musica, e che l’ha conosciuta attraverso un percorso ludico, sarà in grado di giudicare consapevolmente (e non passivamente) un brano che gli viene sottoposto, affondando così in principio la musica che si antepone alla cultura, e che è veicolo di valori negativi, non accostabili a quello che è il vero ideale della musica.
Far studiare ai bambini la musica è quindi filtro della cultura, visto che ormai ogni cosa, dalla scuola ai social, al viaggio in treno alla passeggiata… è accompagnata da musica.

Guardiamo, per concludere, l’aspetto dei social:
Ci sono alcuni social che si basano sulla musica, che la vedono come elemento portante.

Ecco, se i nostri bambini e futuri adulti fossero tutti consapevoli di cosa vanno ad ascoltare si eviterebbe di ricevere critiche rispetto a questi social e ai messaggi che trasmettono, visto che sarebbero solo portatori di valori culturali e artistici.

Pietro Morello

 

Pietro Morello

Sono un musicista di 21 anni che ama raccontare la cultura musicale alle persone. Lavoro con i bambini in missioni umanitarie e mi piace utilizzare la musica per rendere la loro vita migliore.

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