AFTER MISS JULIE

After Miss Julie di Patrick Marber

con Gabriella Pession, Lino Guanciale e Roberta Lidia De Stefano
regia di Giampiero Solari
traduzione Marco Maria Casazza
produzione Teatro Franco Parenti

Patrick Marber riscrive La signorina Julie di August Strindberg, trasponendo la storia dalla Svezia di fine Ottocento al Inghilterra di metà Novecento.

Marber nel riscrivere questo racconto, mantiene la trama e gli eventi del racconto originale, ricollocandola però in Inghilterra nel 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale, nella notte dei festeggiamenti per la vittoria laburista alle elezioni.

E’ stata un’importante produzione della BBC nel 1995 e debutta nei cartelloni della stagione teatrale londinese nel 2003 riscuotendo nel corso degli anni sempre un grande successo di pubblico e di critica.

In questa edizione, che è il primo allestimento italiano del testo di P. Marber, la vicenda si svolge nei dintorni di Milano nella notte del 29 aprile del 1945 durante i festeggiamenti per la liberazione.

Gabriella Pession, dopo aver assistito alla messa in scena di After miss Julia a Londra, ne aveva acquistato i diritti per portarla in Italia, ed infine dal incontro con Andrée Ruth Shammah, si è giunti alla messa in scena di quest’opera, per la prima volta in italiano
Le tematiche rimangono quelle originali di Strindberg, rilette nella nuova epoca.

La differenza di classe ovviamente, la signorina Giulia, spinta da un bisogno interno di ribellione, di abbattimento di muri e di regole, vuole abbattere le barriere tra lavoratori, contadini e signori, proprietari.

Odia l’ipocrisia del mondo a cui appartiene, forse perché lei stessa è errore nel suo sistema (in quanto figlia illegittima).

In questa notte della liberazione Giulia cerca con continue provocazioni di portare scompiglio e destabilizzazione nelle persone che la circondano e nei loro schemi sociali.

Cerca quindi in tutti i modi di sedurre l’autista di suo padre, Gianni, che per tutta la sera si ritira, si rifiuta, si ripara dietro alla sua fidanzata Cristina (il 3° personaggio in scena), dietro il buon senso, dietro il senso pratico.

Gianni ci tiene a tenere separato il suo mondo da quello del padrone.
Gianni, però, è anche affascinato dal mondo del suo datore di lavoro, dalla ricchezza, dalla cultura, cerca di elevarsi, d’imparare, di imitarlo; non può pensare di disobbedirgli, di mancargli di rispetto (come sarebbe se ne seducesse la figlia).

 

Vuole fare carriera Gianni, ma alla fine cede alle seduzioni della signorina Giulia, per interesse (Giulia è ricca) forse, ma forse anche perché innamorato.

Infine Cristina, la cuoca, la fidanzata di Gianni, una vera lavoratrice.

Una persona apparentemente semplice, senza sogni, con poche aspettative. Tanto buon senso e pochi desideri.
Sembra il personaggio più positivo, la vittima tra i due.

Verrà tradita dal fidanzato con la sua padrona, quasi abbandonata, ma è qui che si rivela il lato oscuro anche di questo personaggio, che in realtà mostra come, per il suo unico progetto, quello di avere una famiglia sua, sia disposta anche lei a trasgredire le regole ed eventualmente approfittarsi degli altri.

Dunque differenze di classe, condizioni della donna, differenze nel sentire maschili e femminile, i sentimenti e il potere, la carriera e la sicurezza economica, la libertà e l’ipocrisia.
Insomma tutte le varietà dell’animo umano ben rappresentate da ottimi attori.

Lino Guanciale in un ottima interpretazione di Gianni, nelle sue diverse sfaccettature di uomo in parte semplice, talora materiale, cinico, ma con dei sogni, dei desideri, dei progetti.

Gabriella Pession un ottima signorina Giulia, donna complessa ora bimba ingenua, ora donna decisa a soddisfare i suoi desideri, ora debole fanciulla che vuole sottrarsi al controllo paterno, ora ricca viziata che usa il suo potere. Fragile, folle, innamorata e appassionata al tempo stesso.

Roberta Lidia De Stefano , una Cristina ben conscia del suo posto, delle sue possibilità , consapevole dei suoi desideri e dei suoi progetti e determinata a non rinunciarvi.

Nel arco di una notte, che dovrebbe essere di liberazione tre destini, prendono direzioni inaspettate dove di libertà vi è ben poco, perché le convezioni, le classi sociali creano lacci da cui è faticoso e doloroso liberarsi.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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