Opera in Jeans: la Carmen

carmen

Sicuri di conoscere la storia d’amore tra Carmen e Don Josè?

Oggi, per la prima volta da che scrivo qui, usciamo dal nostro bel paese e ci dirigiamo verso un autore parigino di metà 800. Proprio lui, proprio Bizet. 

E, come è giusto che sia, parliamo della sua più famosa e meravigliosa opera: la Carmen. 

Per chi fosse nuovo, in questa rubrica analizziamo le più belle opere della storia del melodramma, in un tempo decisamente inferiore alle 3 ore minime che ci chiedono gli autori, e rispettando le norme covid, per cui i teatri devono purtroppo restare vuoti. 

In quest’opera vedremo, come sempre, un amore complicato e tanti casini che ne derivano; tutto questo ambientato a Siviglia, con le voci del Brigadiere Don Josè e la zingara (molto molto libertina) Carmen. 

Bene, l’opera è lunga, che si spengano le luci, si apra il sipario e iniziamo: 

ATTO I 

Cominciamo con il botto signori, ci troviamo in piazza, al cambio della guardia. Subito s’introducono due dei personaggi principali: Micaela e Don Josè.

Micaela è la sorella adottiva di Josè e il nostro protagonista ne è innamorato, tanto da essere suo promesso. Questo fatto viene ben spiegato proprio da Josè che, parlando con il tenente Zuniga, dice che nella sua vita non ci sono occhi che per la bella Micaela. 

L’attenzione della scena si sposta sulle sigaraie della fabbrica di tabacco che c’è lì vicino, dalla quale escono tutte per la pausa; in questo momento concitatissimo la musica incalzante ci annuncia l’arrivo di Carmen, una zingara che lavora nella fabbrica, bellissima e sospettata di contrabbando; la fanciulla meravigliosa esce cantando un motivo, che fa ben intuire la sua visione libertina dell’amore (L’amour est un oiseau rebelle, canta dolcemente). 

La zingara cerca di farsi notare da Josè, lanciandogli una rosa, ma lui non la calcola neanche di striscio. 

Una volta riattaccato il turno in fabbrica si sentono delle grida, qualcuno all’interno è stato accoltellato, entrano di corsa Josè e Zuniga, e ne escono arrestando Carmen, ritenuta responsabile del fatto. 

Legata e rinchiusa inizia una sequenza meravigliosa in cui Carmen chiede a Josè di lasciarla andare. Inizialmente il nostro protagonista resta integerrimo e non cede, ma poi la zingara ripete che lui la libererà, la aiuterà a scappare di certo, perché in realtà lui la ama. Gli promette infatti che una volta libera lo aspetterà ad un’osteria; Josè cede, allenta i nodi delle corde e la spinge verso la fuga 

ATTO II

Da qui il tutto si fa interessante, siamo all’osteria di Carmen. 

La bella sta ballando con due sue comari, entra Zuniga, che cerca di sedurla, ma viene interrotto da un torero che desidera anch’egli la bella zingara (che giuro, sono anni che studio quest’opera, e credo che si uno dei personaggi meno utili e più fastidiosi che Bizet potesse concepire), ma anche per lui, non c’è niente da fare, Friendzone piena. 

Carmen confessa ad un’amica che si è innamorata di Josè; nemmeno il tempo di dirlo, che il nostro eroe (che fino a quel momento è stato rinchiuso per aver liberato Carmen) entra in scena, i due sono felici, Carmen balla per lui nel passo “Je vais danser en votre honneur“, ma la felicità dura poco. Infatti Josè deve tornare in caserma, e ora inizia una serie di eventi molto interessante: 

Josè deve andare via, Carmen non capisce questo attaccamento alla giustizia e gli chiede di diventare contrabbandiere, lui rifiuta con forza, lei non capisce e insiste, usando come pretesto il fatto che se per caso rifiutasse ancora vorrebbe dire che non l’ama davvero; Josè protesta ricordandole del fiore da lui raccolto in piazza, e glielo mostra, per dimostrarle che l’ha conservato, ancora una serie di tira e molla, per poi finire con Carmen che lo caccia arrabbiata. 

Ma, colpo di scena, entra Zuniga che si mette a litigare con Josè per gelosia della bella zingara, i contrabbandieri aiutano Josè, che alla fine cede e si unisce a loro. 

Carmen
ATTO III

Una cosa che non vi ho detto: Josè è forse il più geloso tra i personaggi dell’opera ottocentesca, mentre Carmen, essendo una lo stereotipo vivente della zingara Francese è molto superstiziosa, e non si toglie dalla testa una previsione del futuro letta nelle carte, in cui pare che lei e il suo compagno sono destinati a morire. 

Per tornare a noi, ci troviamo di notte, sulle montagne, con i contrabbandieri che cercano di capire come superare un doganiere, e da qui iniziano una serie di eventi in cui si mostra bene la gelosia di Josè.

Infatti Carmen e le comari escogitano un piano per ammaliare il doganiere, e Josè è geloso. 

Il nostro protagonista si rende conto che la casa dell’anziana e malata madre è vicino a dove si trova lui, ma non vuole lasciare sola Carmen, perché è geloso. 

Arriva Escamillo (il torero sfrangipalle dell’osteria), e Josè è ovviamente geloso.

Allora, inizia un duello furioso tra il torero fastidioso e il protagonista geloso, che finisce con Carmen che interviene per far sì che Escamillo non venga malamente ucciso. 

Il torero se ne va di scena canticchiando e invitando Carmen a vederlo alla corrida, e Josè indovinate un po’? È geloso. 

In tutto questo, dal nulla, spunta Micaela, che implora Josè di tornare a casa a trovare la madre ormai morente, a questo punto Josè supera la gelosia e va dalla madre, mentre sente il torero coglione che canticchia “ormai è già mia”, riferendosi a Carmen. 

IV ed ultimo ATTO

Occhio che qui è tutto strano:

Siamo alla fantomatica corrida, Escamillo e Carmen si dirigono insieme verso l’arena, e Carmen continua a ripetere di non aver mai amato nessuno tanto quanto ora ama Escamillo, lui è molto compiaciuto, ma tra la folla, indovinate un po’? Niente colpi di scena, c’è ovviamente Josè. 

La zingara e il protagonista si incontrano e parte quel meraviglioso passo che fa “c’est toi! c’est moi!”. 

Josè in preda alla gelosia frenetica supplica Carmen di tronare con lui per rifarsi una vita altrove, lei rifiuta, lui la prega, lei rifiuta, lui la supplica, lei lo sfancula proprio tirandogli addosso l’anello da lui regalato tempo prima, allora lui la pugnala.

Si si, avete capito bene, la pugnala, e grida anche “Sono io che l’ho uccisa”!

E in tutto questo il torero entra in scena acclamato dal pubblico. 

Non ve l’aspettavate, ma… Fine. 

 

Pietro Morello

Sono un musicista di 21 anni che ama raccontare la cultura musicale alle persone. Lavoro con i bambini in missioni umanitarie e mi piace utilizzare la musica per rendere la loro vita migliore.

Comments (1)

  • Opera in jeans: Boheme, la storia di Mimì. - DEJAVU'

    […] mi ha fatto notare che mi sono permesso di spostarmi in Francia nell’ultimo articolo, senza aver disturbato un’ultima volta Puccini, per parlarci della sua […]

     

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