EVA – Diario di una costola: cosa avrebbe da dirci oggi Eva

eva

COSA AVREBBE DA DIRCI OGGI EVA

ARENA MILANO EST

PRESENTAZIONE

“E Dio creò la donna…”

Da questo incipit della Genesi e da un ispirazione del libro “Diario di Eva” di Mark Twain nasce la storia di Eva e del suo Diario di una costola.

Rita Pelusio in circa un ora e mezza ci parla del mondo, di Eva, della donna, vista con gli occhi delle donne, delle donne di oggi.

LO SPETTACOLO

Si parte proprio così

“ E Dio creò la donna…”

per poi passare all’unica regola o divieto che Dio da

“Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente dovrai morire”

Rita Pelusio, da sola con in mano un testo ( il suo diario, il diario di Eva) o una mela, si alterna.

A tratti è Eva che legge il suo diario e fa le sue considerazioni su le cose nuove, perché per Eva tutto è nuovo, che le si presentano e subito dopo è donne diverse, in diverse fasi della vita che con quelle prime considerazioni di Eva devono confrontarsi nel quotidiano.

Così dopo le prime riflessioni di Eva sul divieto di Dio del mangiare il frutto dell’albero della conoscenza ecco che abbiamo una giovane adolescente alle prese con le regole e i divieti, anzi in questo caso con la mancanza di regole e divieti. Ci racconta del bisogno di avere delle regole e dei divieti proprio perché necessari al bisogno di ribellione, di trasgressione propria dell’adolescente, ma non solo, per poter crescere.

Abbiamo poi le considerazioni di Eva sulla maternità ed ecco che prende la parola una giovane futura mamma, che ha appena scoperto che il bimbo che aspetta è un maschio.

Si dispera, si angustia e si preoccupa per il timore di non essere all’altezza di crescere ed educare un figlio, soprattutto un figlio maschio.

Esprime tutti i suoi timori nel dover plasmare ed educare un nuovo maschio e sente, e si ribella, la responsabilità che viene attribuita tutta alle mamme sui maschi che cresceranno.

Poi Eva, sempre nel suo diario, incontra e fa considerazioni sul lavoro.

Ecco pronta la donna manager, multitasking che nella sua pausa pranzo deve occuparsi della mamma anziana e della sua badante, della tata e dei suoi figlioli che la reclamano, della relazione amorosa con il compagno e del capo che le impone di fare anche la “tagliatrice di teste” e licenziare una collega.

Le mille difficoltà e rinunce che deve gestire la donna moderna che lavora e che ha una famiglia.

Accettare le regole al limite del disumano per conservare un posto o dare spazio agli affetti, alle relazioni alla vita?

Ancora Eva si pone domande su ciò che è bene  e ciò che è male, su ciò che è peccato ed ecco che a cercare di coniugare questi due poli abbiamo una prostituta che difende con orgoglio il suo essere “puttana” e non “escort” perché

“ c’è differenza a vendersi per il potere e vendersi per mangiare”

e che non è lei a fare il male, ma chi sfrutta e picchia  e uccide le donne.

Eva nel suo diario considera la morale, l’etica e ci appare una suora che si ribella, si ribella a riproporre immagini e spiegazioni che nel mondo attuale appaiono infantili e ridicole. Si ribella al voler rimanere legati a dei linguaggi che non si adattano più al nuovo mondo e alle nuove conoscenze.

Ed infine ecco Eva che si confronta con il fatto che invecchierà, che ha perso l’immortalità e dovrà incamminarsi verso una fine.

Il confronto avviene ovviamente con una donna anziana, che deve convivere con una badante, ma ha ancora uno spirito giovane, con dei suoi gusti, con dei suoi desideri, con anche un nuovo affetto, un nuovo amore.

Una donna anziana che combatte perché non accetta che gli altri, la figlia e la badante, decidano tutto per lei. Non accetta di rinunciare ad un amore perché la figlia si vergogna, perché c’è il pregiudizio che l’amore sia una cosa per giovani.

RITA PELUSIO

Rita Pelusio è un donnino minuto, veloce come un lampo, tagliente e nello stesso tempo tenera.

Ha scelto il teatro comico per testimoniare spaccati della realtà che la circondano.

La sua carriera è ricca di esperienze, dal teatro ( i suoi inizi sono stati con Natalino Balasso), al cabaret, alla televisione (molti la ricordano per diversi personaggi che ha portato a Colorado), alla drammaturgia (molti dei suoi spettacoli sono scritte da lei) ed anche alla regia.

Con grande abilità passa da un personaggio all’altro, cambiando postura, tono di voce, cadenza dialettale.

Mai volgare, centra sempre perfettamente il bersaglio.

CONCLUSIONE

Leggerezza e profondità.

Così descriverei questo spettacolo, dove si affrontano le varie sfaccettature dell’essere donna, ma mi verrebbe quasi da dire dell’essere umano, con un umorismo “sano”, che non vuole offendere, non vuole ferire, ma far cogliere il lato divertente ed anche bello di quei momenti della vita che potrebbero sembrare solo pesanti e dolorosi.

Nello stesso tempo queste risate scavano nel profondo, denunciano degli errori importanti, ti fanno scoprire la solidarietà del avere esperienze e sentimenti in comune.

Al termine dello spettacolo sei con le lacrime agli occhi per il gran ridere certo, ma forse anche perché ti sei un po’ commossa.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

Comments (1)

  • NE VEDRETE DELLE BELLE...PER DIRE! - Minstrels

    […] vedrete delle belle…per dire! con questo spettacolo continua la stagione di cabaret alla nuova Arena Milano […]

     

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