FAKE – la nostra recensione

fake

FAKE
E’ UN ESPERIMENTO
NON E’ UNO SPETTACOLO

26 novembre – 1 dicembre 2019
MTM Teatro Litta

• PRESENTAZIONE
• LO SPETTACOLO
• IL CAST
• CONCLUSIONI

PRESENTAZIONE

Fake news, shitpost, post-verità.
Parole, fenomeni che oggi ricorrono sempre più frequentemente, quotidianamente nelle nostre realtà.
Anche con il teatro?
Sicuramente oggi in molti spettacoli entrano i mezzi digitali i media, ma le fake news?
Ecco Valeria Cavalli e Filippo Renda hanno scritto un testo che vuole essere una riflessione sulla postverità e sui nuovi modelli d’informazione, su come sia facile rendere virali notizie fasulle e strumentalizzare l’opinione pubblica.

LO SPETTACOLO

Lo spettacolo inizia con la proiezione di un testo che spiega :

“QUESTA È UNA STORIA VERA
Dal 2015 la società VERBREITUNG A.G. si occupa di denunciare e divulgare i fake internazionali. Quello a cui assisterete è un esperimento socio-scientifico proposto dalla società al fine di analizzare il proprio operato riproducendo, grazie a due attori, un’intervista svolta a porte chiuse. I fatti narrati sono accaduti in Germania tra luglio 2017 e giugno 2018, quando una donna su un famoso social media, ha dichiarato di aver vinto una cifra vicina ai 40 milioni di euro e di aver deliberatamente scelto di non ritirare il premio scatenando l’ira e lo sdegno di migliaia di utenti che hanno reso la notizia virale.”

Dopo questa premessa segue la rappresentazione dell’intervista fatta a questa donna, trasferendo il tutto in una realtà italiana.

Nello svolgersi dell’intervista vediamo come il giornalista (e la redazione che supervisiona il tutto) cerchi di creare spettacolo, andando a “frugare” in tutti gli aspetti della vita della donna, cercando quei lati più personali ed intimi, per mostrare la figura di una donna repressa, svalutata, ignorata, un po’ grigia, insomma, che si rivale, in qualche modo si vendica, con questa vincita inaspettata.

Si giungere infine al punto cruciale, l’annuncio sui social della rinuncia a questa vincita che scatena delle reazioni spropositate, un vero linciaggio, che raggiunge livelli insostenibili fino alle minacce di morte, quando, per il terrore di quello che si è scatenato, la donna annuncia che addirittura il famoso biglietto l’ha bruciato.

Si cerca di capire se tutto questo è vero o se non si tratti invece di una mitomane che ha scritto una bugia sui social per cercare visibilità e sentirsi al centro dell’attenzione pubblica.

CAST

Gli interpreti sulla scena, oltre alcuni video inseriti, sono due:

Irene Serini/ Simona
Irene Serini

La donna più fortunata del mondo che ha vinto 40 milioni di euro e che ha deciso di rinunciare a questa “fortuna” ed ora si trova sommersa di insulti fino alle minacce alla sua persona.

Una piccola, banale, timida borghesuccia di mezza età.

Riservata, impaurita, ma con guizzi di entusiasmi.

S’indigna, minaccia di andarsene di fronte alla curiosità inopportuna ed invadente dell’intervistatore, ma poi rimane.

Perfetta nel dosare e mostrare tutte queste piccole sfaccettature, lasciandoci fino al termine nel dubbio se sia una povera ingenua vittima del mondo del web oppure un abile bugiarda, mitomane in cerca delle luci della notorietà.

Filippo Renda
Filippo Renda

E’ qui attore, ma anche coautore insieme a Valeria Cavalli del testo ed anche regista.

Uno di quei giovani giornalisti che interpretano la parte dell’amico, gentile, educato, comprensivo, ma intanto pronto a cogliere ogni incertezza, pronto a spingere l’interlocutore in una direzione che ha già deciso, desideroso di trovare, tra le pieghe di una vita normale, segreti vergognosi da esporre alla pubblica attenzione, concentrato nel mettere con le spalle al muro l’intervistata per spingerla ad rivelare la ”VERITA’”.

Molto reale, molto efficace.
Vi assicuro che durante la rappresentazione ho sentito salire dentro di me l’insofferenza e l’irritazione per questo giornalista pescecane.

CONCLUSIONE

Uno spettacolo decisamente originale, sicuramente per la scelta di una tematica che occupa ormai la nostra quotidianità, ma anche per il modo con cui è stato condotto.
Presentato come una reale inchiesta, come un esperimento socio-scientifico, poiché l’ultimo atto di questo spettacolo è l’invito alla partecipazione del pubblico.
Infatti all’ingresso ogni spettatore è stato fornito di un gettone e solo alla fine viene spiegata la funzione di tale gettone.
Lo spettatore è invitato all’uscita ad esprimere il suo parere sulla vicenda di “Simona”, scegliendo, ponendo il gettone nell’urna vero oppure falso, a seconda se ritiene che la storia raccontata della vincita/ rinuncia/ distruzione del biglietto sia la verità oppure una bugia.

Potrà poi ritirare un biglietto dove viene rivelata la verità vera!

Tutto questo serve sicuramente per farci riflettere sulla realtà dei social e del web che sono un megafono, che danno la possibilità, quasi il diritto ad ognuno di dire qualsiasi cosa.

Social, luogo in cui si crede di poter essere veri, mostrarsi per quello che si è ma anche, al contrario, mostrare quello che vorremmo essere, mostrare anche quei lati che nelle reali (e non virtuali) relazioni terremmo invece nascosti e perlomeno velati.

La riflessione è anche sul mondo del giornalismo e dell’informazione, sul ruolo e sulla figura del giornalista.

Il giornalista d’inchiesta è oggi in declino, è un giornalismo possiamo dire di nicchia, non c’è più il tempo per condurre un inchiesta, una ricerca specifica su un argomento.

Oggi il giornalista è di opinione, l’informazione è basata sull’opinione, quindi l’opinione è di tutti.

Oggi quello che conta è la velocità con cui si lanciano le notizie.

E’ uno spettacolo che invita a fermarsi, riflettere, approfondire, non accontentarsi della prima impressione.

E’ uno spettacolo che invita a porsi domande.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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