HOTEL PARADISO – LA NOSTRA RECENSIONE

HOTEL PARADISO

Hotel Paradiso – Familie Flöz

PRESENTAZIONE

Lo spettacolo è tutto made in Familie Flöz, scritto prodotto e portato in scena da questa compagnia di teatro internazionale che risiede a Berlino.
Nei suoi lavori teatrali questa compagnia utilizza mezzi che vengono prima del linguaggio parlato.
Tramite l’uso di diverse discipline teatrali, quali il teatro di figura, il teatro di maschera, la danza, la clownerie, l’acrobazia, la magia e l’improvvisazione, ci narra storie apparentemente buffe e divertenti, ma che mostrano chiari e scuri, bisogni e desideri dell’essere umano

LO SPETTACOLO

Hotel Paradiso, in scena la Teatro Menotti di Milano dal 14 al 16 febbraio 2020.

Un giallo ambientato in un albergo di montagna sulle Alpi, l’anziana proprietaria è la capo-famiglia che dirige con energia dittatoriale i due figli e lo staff costituito da un cuoco ed una cameriera.
L’albergo si gloria di quattro stelle, che troneggiano sull’ingresso e di una fonte che promette effetti prodigiosi sia per la salute fisica che psichica.
Le cose in realtà non sono così semplici ed idilliache.
Tra fratello e sorella si gioca un lotta più o meno nascosta per la gestione dell’albergo.
Il figlio in realtà sogna e cerca l’amore, una compagna; la figlia ha aspirazioni da manager moderno.
Anche lo staff non è così perfetto: la donna delle pulizie, ha un problema di cleptomania, oltre ad essere segretamente innamorata del figlio della padrona; il cuoco ha la passione di… macellare… non solo animali.
Alla fine ci scappa anche un morto, l’arrivo di un ladro, della polizia ( un po’ cialtrona ed incapace).
Una serie di gags, di fingimenti, fraintendimenti, arrivi e fughe, la perdita del grande orgoglio dell’albergo, le quattro stelle, fino a ché l’albergo rimane deserto e abbandonato.

CAST

Vi devo dire che il cast di Hotel Paradiso è difficile da illustrare, i personaggi che si alternano sulla scena sono dodici, ma in realtà alla fine gli attori sono quattro: Matteo Fantoni, Daniel Matheus, Marina Rodriguez Llorente, Fabian Baumgarten.
Difficile, anzi impossibile, distinguerli nelle diverse parti, visto che indossano queste maschere che li rendono tutti simili a pupazzi o meglio burattini con un testone sproporzionato.

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Tutti e quattro indiscutibilmente eccezionali a caratterizzare ogni personaggio, tanto è vero che solo al termine al momento degli applausi finali, ci si rende conto che gli attori sono solo quattro.
Ogni personaggio era così ben definito e caratterizzato che mai è sorto il dubbio che potesse essere il medesimo attore ad interpretarlo.

In Hotel Paradiso tutto si gioca sull’espressività del corpo che trasmette al pubblico tutto il non verbale delle situazioni, tanto che alla fine si ha la sensazione che i volti delle maschere abbiano una mimica.

Particolarmente colpita dall’attore che interpreta la vecchia madre, perché appunto ho realizzato solo al termine dello spettacolo, quando gli attori si sono tolti le maschere, che l’interprete dell’anziana madre, tra l’altro tutta curva, è un uomo. Tutta la postura, il modo di camminare, la gestualità non ha mai lasciato trasparire che sotto la maschera ci fosse un uomo.

SCENOGRAFIA

Maschere: Thomas Rascher, Hajo Schüler
Scenografia: Michael Ottopal
Costumi: Eliseu R. Weide
La scenografia che rappresenta la Hall dell’albergo, con alle spalle un fondale che ci fa vedere le cime di montagne imbiancate, gioca tutto sulla presenza di più uscite che permette agli attori i rapidi cambi di personaggio.

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CONCLUSIONE

Uno spettacolo sicuramente unico nel suo genere.
Una perfetta miscela di situazioni comiche da pagliacci da circo o delle vecchie comiche alla Charlie Chaplin.

Un perfetto uso del linguaggio del corpo.

L’uso di maschere che nascondono il viso animato dietro un volto statico e nonostante questo crea delle figure viventi che trasmettono sensazioni e sentimenti.

Un uso perfetto dei tempi che fa si che la storia si svolga in modo fluido, senza risultare lenta o con tempi morti.
Un ora e mezza di gradevole divertimento di quello semplice, fanciullesco e che pure porta dentro di se una profonda analisi dell’animo umano.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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