VA IN SCENA… IL PUBBLICO DEL 2020

E tu che pubblico sei?

IL TEATRO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

E’ un periodo di vacche magre, anzi proprio di desertificazione, causa la piaga coronavirus.
Voglio dire che con questa quarantena estesa, non c’è più neanche un piccolo spettacolo, anche amatoriale da andare a vedere e recensire.
E qui, noi di Minstrels, cominciamo un po’ a soffrire l’astinenza!
Ho pensato allora che c’è uno spettacolo, mutevole, mai uguale da una sera all’altra di cui nessuno mai scrive.
Chi è?

Come chi è?

Il pubblico nella sua accezione di gruppo o lo spettatore se volete considerare la singolarità.

LE TIPOLOGIE DI PUBBLICO

Consideriamo il gruppo “pubblico”, ci sono diversi generi a seconda del tipo di spettacolo, a secondo del tipo di teatro e anche a secondo del giorno e dell’orario in cui si accede al teatro.

Teatri di grande fama e storia, come potrebbe essere il Piccolo Teatro o il Teatro Parenti . In questi casi il pubblico è molto vario per età e per tipologia sociale, certo sempre un genere di persone acculturate e intellettualoidi.
Ciò che li contraddistingue si evidenzia soprattutto al termine, all’uscita, quando continuano a parlare dello spettacolo, dell’interpretazione intensa o piatta, entusiasmante o deludente di quell’attore; della regia così nuova od originale; confrontano edizioni passate, ricercano nuovi significati…

Il pubblico di teatri un po’ più piccoli, più di periferia, con programmazioni meno di richiamo è soprattutto composto da abbonati.
C’è un clima più familiare, da circolo; le persone spesso tra loro si riconoscono, probabilmente tendono a scegliere lo stesso giorno, piuttosto che lo stesso posto.
Si nota il gusto, il piacere di ritrovarsi in un luogo familiare, tra volti conosciuti; si intuisce che le persone sono venute per vedere uno spettacolo piacevole tra persone conosciute.

In alcuni casi oltre che la localizzazione del teatro influisce sul tipo di pubblico anche il giorno e l’orario, intendo parlare di teatri, magari anche di medie dimensioni, generalmente nella zona centrale della città e dello spettacolo della domenica pomeriggio.
In questo caso il pubblico ha una “certa” età, diciamo che l’età media è 70 – 75 anni.

In una occasione, in un teatro che presentava anche delle barriere architettoniche di una certa entità, poiché c’era una scala in discesa di una certa lunghezza per entrare nella hall e biglietteria ed altrettanta scala in salita per accedere poi alla platea, la maschera mi ha avvicinato proponendo di accompagnarmi personalmente al posto!!!
Quando c’è questo tipo di pubblico alcuni momenti possono diventare comici, perché, per esempio, persone di una certa età può capitare che facciano commenti convinti di esprimerli sottovoce, udibili per il loro vicino, ma risultano invece ben chiari anche agli spettatori di un paio di file distanti.

Oppure può accadere che in scena, da copione, suoni un telefono e tra il pubblico vi sia una certa agitazione e trambusto perché qualcuno sta cercando di tacitare il proprio cellulare convinta che sia il suo quello che suona; piuttosto che qualcuno risponda o suggerisca comportamenti all’attore in scena, come potrebbe accadere a casa quando ci si ritrova a parlare con i personaggi in televisione o alla radio.

Diverso invece il pubblico che trovi ai concerti di cantanti.
In questo caso, generalmente c’è più omogeneità di età e soprattutto sono quasi tutti fans più o meno storici del cantante in questione.
Questi concerti spesso sono un happening dove, complice il potere della musica, ci si sente tutti fratelli; la maggior parte del pubblico conosce perfettamente le parole delle canzoni che vengono cantate e cori immensi accompagnando il cantante.
Soprattutto nei concerti il pubblico è chiamato ad essere parte viva e partecipante dell’evento.

C’è poi un gruppo particolare di pubblico, che ho notato soprattutto in questo ultimo anno, credo che anche questo sia in qualche modo legato al giorno della settimana ed anche al tipo di spettacolo.
Si tratta del gruppo “scolaresca”; in genere si capisce che è una classe in uscita con i propri insegnanti ( in genere almeno due).

Dicevo un gruppo particolare legato al giorno, perché mi è quasi sempre capitato d’incontrarli nella giornata di mercoledì, dove alcuni teatri fanno anche la scelta di anticipare l’orario d’inizio dello spettacolo (in genere intorno alle 19,30); legato anche al tipo di spettacolo (ovviamente spettacoli che trattino temi abbordabili o di particolari tematiche d’interesse per specifiche età).

La scolaresca è un pubblico che agli usuali frequentatori del teatro inizialmente inquieta un po’, perché ovviamente al loro ingresso in sala sono sempre abbastanza rumorosi ed irrequieti, impegnati tra i loro cellulari, battute e scherzi, ma sono anche in grado di sorprendere perché nello svolgimento dello spettacolo si rivelano spesso di un attenzione e concentrazione che a volte manca tra le persone più avvezze alla frequentazione di teatri.

LE BRUTTE ABITUDINI E LA MALEDUCAZIONE

Parliamo anche delle cattive abitudini e comportamenti che spesso s’incontrano.
Prima di tutto la mancanza di puntualità!
Credo di poter dire che mai, salvo rarissime eccezioni, quasi eventi unici, lo spettacolo inizia all’orario indicato e questo perché in genere a dieci minuti dall’inizio previsto spesso la sala e semi vuota!
Tra le cattive abitudini non possiamo ovviamente non parlare dell’uso o meglio abuso dei cellulari.

Nonostante venga ormai in tutti i teatri ricordato di verificare lo stato silenzioso del cellulare, immancabilmente almeno uno suonerà durante lo spettacolo.
Nonostante venga ricordato che il rumore della vibrazione, ma soprattutto l’illuminazione dello schermo sia disturbante sia per gli attori che per i vicini spettatori, immancabilmente qualche schermo s’illumina (e non per pochi istanti).

Insomma sia che venga vietato categoricamente, sia che venga suggerito che per rispetto e cortesia verso gli altri è gradito che ci si astenga dall’uso, c’è sempre qualcuno totalmente indifferente a tutto ciò.
Devo dire che in un paio di occasioni in un teatro, invece, si è stati ufficialmente invitati ad usare senza limiti il cellulare per riprendere e quest’invito ha funzionato meglio dei divieti, perché dopo una brevissima fase iniziale dove molti si armavano di telefonino, nel giro di breve tutti si sono fatti coinvolgere dallo spettacolo dimenticando l’attrezzo tanto contestato.

Una ennesima dimostrazione che il proibizionismo spesso non raggiunge l’obiettivo!
Un’altra abitudine spesso molto disturbante è quella di essere sempre forniti di bottiglietta d’acqua.
Si, perché oggi è “necessario” avere sempre a portata di mano acqua da bere!

Il problema è che se la bottiglietta è semivuota e tu bevi a larghi sorsi, crei il vuoto nella bottiglietta, la quale si accartoccia “rumorosamente”.
Avete presente quando qualcuno scartava la caramella nel silenzio più totale (cosa che accade ancora per altro!)? Ecco, quel rumore amplificato alla decima potenza!
Ovviamente ciò accade sempre nel momento di maggior tensione emotiva, nell’attimo culminante della trama!

LO SPETTATORE “INDESIDERATO”

Infine vorrei parlarvi dello spettatore che solitamente mi perseguita nei vari spettacoli!
In genere è lo spettatore che occuperà il posto nella fila avanti a me.
Due sono i tipi che mi inseguono.
Uno è il ritardatario, fino all’ultimo ho l’illusione che davanti a me ci sarà un posto vuoto e quindi una visuale libera, ma all’ultimo minuto arriva e, di solito, o è corpulento, oppure è alto un metro e novanta o nessuna di queste due, ma è dotato di una chioma voluminosa ed ingombrante!

Il secondo invece è un soggetto affetto da un irrequietezza motoria, detta anche ballo di San Vito o tarantolato! Per tale motivo non riesce a trovare la posizione in cui fermarsi ed è un continuo movimento da destra a sinistra, al centro e conseguentemente io devo continuamente spostarmi per guadagnare il mio spazio visivo.
Immagino, tra l’altro di provocare una analoga irritazione nello spettatore nella fila dietro me!
Questo è il motivo per cui appena posso scelgo la prima fila!

RACCONTATEMI DI VOI

Come vedete c’è tanto da vedere, da imparare e da studiare non solo da quello che accade sul palco, ma anche da quello che ci accade intorno e prima di entrare e anche durante l’uscita.
Sicuramente ci sono anche altri tipi caratteristici che avrete incontrato, non esitate a raccontarmi i vostri “strani incontri”, le vostre esperienze.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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