IL RITRATTO DELLA SALUTE – LA NOSTRA RECENSIONE

il ritratto della salute

Di Chiara Stoppa e Mattia Fabris

IL RITRATTO DELLA SALUTE
(alla faccia del cancro)
PRESENTAZIONE

Il ritratto della salute” prima di tutto è una storia vera.
La storia di una malattia, di tutto il suo percorso, di una ormai insperata guarigione.
Storia vera che diventa un raccontare con amici o con altri malati la propria esperienza, la propria storia.
Poiché la protagonista di questa storia è un attrice, questa esperienza diventa anche un monologo teatrale e dalle tavole del palcoscenico, infine diventa anche un libro.

il ritratto della salute
IL LIBRO

Già dal titolo, si comprende che “Il ritratto della salute”, nonostante racconti di malattia, di dolorose cure, di un cammino lungo e faticoso, ha uno stile ironico.
Il titolo, un paradosso, ma anche un allusione al sovrappeso dell’autrice (è lei che ne parla e lo sottolinea spesso durante il racconto!), normalmente visto come l’immagine di una buona salute, ma in questo caso nasconde anche altro.
“Il ritratto della salute” è la storia di una giovane donna, una giovane attrice, che vive la sua vita in modo normale.
Che va in vacanza, che lavora e finalmente fa il lavoro per cui si è preparata che ha desiderato.
E… (oppure ma), comunque eccolo lì l’imprevisto, l’evento misterioso e spaventoso.
Il corpo non risponde più come dovrebbe, non funziona come dovrebbe.
La malattia, una malattia che fa paura, un tumore.
Non ce lo dice subito l’autrice.
Lo prende un po’ alla larga, ci parla dei suoi malesseri ed intanto dei suoi sogni, dei suoi passi nella vita professionale.
Noi intuiamo, abbiamo già dei forti sospetti.
Siamo partecipi e l’ansia ci spinge nella lettura, ed infine ecco che si arriva al punto cruciale.
Il malessere diventa male importante.
La diagnosi.
L’incredulità, la paura, il sentirsi persa, affrontare la mamma, gli amici, come dirlo, come viverlo.
La terapia, le cadute, l’illusione, i fallimenti, la delusione, lo scoraggiamento, la reazione e l’apatia.
Tutti i passaggi, gli up e i down delle varie fasi della malattia.
Fino al giungere ad una apparente sconfitta, ad avere di fronte un ultima estrema possibilità, un ultima spiaggia e lì improvvisamente fermarsi.
Li, Chiara decide di uscire da quella bolla protettiva in cui si era rinchiusa dall’inizio della malattia, decide di riprendersi il suo corpo, il suo potere decisionale, di non lasciare più in mano ad altri (i medici in questo caso) le decisioni di ciò che si deve o non si deve fare.
Fermarsi. Guardarsi dentro. Decidere di affrontare un nuovo percorso, meglio di affrontare il percorso con un animo ed una consapevolezza nuovi.
E da qui incamminarsi finalmente verso l’uscita del tunnel.
Tutto questo, come dicevo, raccontato con brio ed ironia, senza per questo sminuire, o banalizzare il discorso.
Anzi analizzando con serietà, profondità il tema. Affrontando il tutto con tremore, con delicatezza, con familiarità.

il ritratto della salute
L’AUTRICE DE “IL RITRATTO DELLA SALUTE”

Chiara Stoppa: proviene da una famiglia di librai e editori, ha frequentato la scuola del Piccolo Teatro di Milano. Dal 2008 fa parte della Compagnia A.T.I.R. Svolge attività di formazione con bambini, adolescenti e disabili presso le scuole e all’interno del progetto “Gli spazi del teatro”.
Con il suo amico e compagno della compagnia ATIR Mattia Fabris mette, come si dice, nero su bianco, questa storia che ormai ha raccontato, ripetuto, rivissuto più volte con tutti quelli che le hanno chiesto di raccontarla.

CONCLUSIONE

“Il ritratto della salute” breve, ma appassionante, incalzante, pieno di sorrisi, ansia, lacrime, risate e speranza.
Un dono, perché Chiara Stoppa ci regala la sua storia, il suo sguardo pieno di speranza sulla vita e il suo coraggio.
Ci rivela l’importanza dell’avere accanto persone, affetti cari ed importanti, ma anche la necessità di, infine, prendere in mano la propria vita, il proprio destino.
Credo anche che questo suo bisogno di recitarlo, di scriverlo, mostri bene quello che negli ultimi anni psicologi e medici vanno scoprendo e confermando, cioè il potere curativo della narrazione.

“Quando ripensiamo a ciò che abbiamo vissuto, creiamo un altro da noi. Lo vediamo agire, sbagliare, amare, soffrire, godere, mentire, ammalarsi e gioire: ci sdoppiamo, ci bilochiamo, ci moltiplichiamo”.

Duccio Demetrio
 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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