IO VINCENT VAN GOGH – LA NOSTRA RECENSIONE

VINCENT

ESTATE SFORZESCA

PRESENTAZIONE

Prosegue questa ottava stagione dell’Estate Sforzesca, che è un po’ la rinascita degli spettacoli teatrali, con un opera di Corrado D’Elia.

Si tratta ancora una volta di un monologo, incentrato sulla vita e l’arte di Vincent Van Gogh.

Artista molto amato, alla ricerca di una sua personalissima dimensione, che per qualche tratto s’intreccia con gli Impressionisti, ma che poi prosegue esplorando e cercando una sua verità.

Artista che si dibatte tra la solitudine, gli stenti economici e una malattia nervosa ancora oggi un po’ avvolta nel mistero che lo porterà ad una tragica fine.

LO SPETTACOLO

Lo spettacolo è la narrazione, anzi forse meglio un grande dipinto, in prima persona della vita di Vincent.

D’Elia prende spunto, per comporre il suo testo, dal ricco epistolario che Vincent ha intrattenuto con il fratello Theo.

Incarna Vincent, li su quella sedia in un solitario campo di grano, con solo le luci sullo sfondo che trasmettono l’idea non solo del trascorrere del tempo, ma anche delle emozioni che attraversano Vincent.

Così Corrado/Vincent racconta la sua vita, suddivisa in fasi, attraverso la descrizione di alcuni dei suoi più famosi quadri, che appunto descrivono i suoi passi nel mondo dell’arte e nello stesso tempo le emozioni ed i sentimenti che lo animano.

Si passa così da un primo periodo vissuto nel nord dei Paesi Bassi tra operai e contadini ed al tratteggio del dipinto dei Mangiatori di patate

Vincent tenta anche di parlare, di provare l’amore , ci racconta del suo bisogno di famiglia, del suo rapporto con la prostituta Sien.

Ma la vita quieta non è per lui, la malattia incombe, il rapporto si rompe. Tutto questo passando attraverso la descrizione di un altro suo quadro: Dolore.

Si passa poi a Parigi, luci diverse, più gioiose, compagnie, contatti eppure in tutto ciò il bisogno di isolarsi, di luci e colori diversi più intensi.

Ed anche questa fase è descritta tramite il tratteggiare con le parole, davanti i nostri occhi, altri quadri famosi come Caffe di notte,  Notte stellata.

Vincent cerca un luogo suo, una casa che sia casa dell’arte, degli artisti, la casa di Arles, la casa gialla, I girasoli – Mandorli in fiore.

Qui c’è una luce diversa, intensa solare, qui lo raggiunge Gaiguin, la storia della loro amicizia tormentata che finisce male.

Ed infine il momento della malattia, del ricovero alla Maison de Santé , dove nonostante la reclusione e le cure, non può fare a meno di dipingere. Ed ecco tratteggiati i quadri di piante e della natura di quel periodo.

Infine gli ultimi quadri, quelli dei campi di grano, come quello dal quale Vincent ha raccontato la suo vita, il suo bisogno di esprimerla attraverso i colori, i tratti di pennello

“Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni.”

Fino a giungere a quel gesto estremo, intanto che è la tra i campi di grano con le sue tele ed i suoi pennelli ed i suoi amati colori.

“La tristezza durerà per sempre”

AUTORE, ATTORE

Corrado D’Elia, attore, regista e drammaturgo, non è nuovo a questo tipo di rappresentazioni.

Il suo è un lavoro di immersione, immersione nel personaggio, nel suo modo di sentire, di vedere la vita.

Immersione per portare in superficie nuovi sguardi, emozioni vive, passioni ardenti.

Così in questo spettacolo, tratteggiando con le mani, riempiendo di colore con le parole, ecco che dipinge e compaiono vivi davanti agli occhi dello spettatore i quadri noti.

Ed insieme ai quadri, i sentimenti, la passione per l’arte, l’amore per il fratello, il bisogno di comunicare la bellezza, il dolore e la malattia.

Tutto questo Corrado D’Elia riesce a manifestare davanti agli occhi dello spettatore.

CONCLUSIONE

Intenso, intimo, confidenziale.

Queste sono le sensazioni che colgo in prima istanza.

Anche se soprattutto l’aspetto d’intimità era più presente nella rappresentzione in teatro.

Qui all’aperto gli spazi si espandono, però il fatto di essere comunque contenuti all’interno di un cortile, lo stridore delle rondini al tramonto prima di iniziare, tutto questo contribuisce a trasmettere una sensazione duplice di estensione al mondo e di confidenza a tu per tu.

Unica nota un po’ discordante sono gli stacchi musicali , di uno stile un po’Metal, che intervengono per segnare i passaggi da un periodo all’altro, ma che appaiono un po’ troppo violenti, quasi interrompono quel flusso di emozioni che si è creato

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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