LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE

LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE
di Simon Stephens dal romanzo di Mark Haddon

traduzione di Emanuele Aldrovandi; regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani; scene di Andrea Taddei; costumi e disegni di Ferdinando Bruni; maschere Saverio Assumma; musiche originali Teho Teardo; movimenti scenici Riccardo Olivier e Chiara Ameglio di Fattoria Vittadini; video di Francesco Frongia; luci Nando Frigerio; suono Giuseppe Marzoli
con: Corinna Agustoni, Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Alice Redini, Debora Zuin, Nicola Stravalaci, Daniele Fedeli, Davide Lorino, Marco Bonadei, Alessandro Mor.

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è un libro uscito nel 2002, tradotto in più di 20 paesi, rimasto in testa alle classifiche dei libri più venduti per lungo tempo.

Dal 2012 è anche spettacolo teatrale.

Mercoledì 5 dicembre è andata in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano la prima nazionale di questo spettacolo e resterà in scena fino al 13 gennaio.

Il lavoro teatrale riprende in modo preciso e puntuale il testo del libro.

Narrato in prima persona da Christopher Boone, un ragazzino quindicenne un po’ particolare: odia il marrone e il giallo, adora il rosso, detesta essere toccato, ama invece la matematica ed ha straordinarie capacità logiche e matematiche.
Christopher è affetto da un disturbo dello spettro autistico e quindi ha grosse difficoltà nelle relazioni con le persone che lo circondano.

Una sera Christopher trova il cane della vicina, Wellington ucciso con un forcone.
Christopher decide di indagare e scoprire chi ha ucciso il cane, come avrebbe fatto il suo eroe Sherlock Holmes (chi altri poteva essere il suo eroe, se non il principe della logica e della deduzione?!)

Questo compito che si assume lo porterà ad un percorso inaspettato, lo porterà a scoprire nuove cose sui suoi vicini, nuovi fatti sulla madre che lui crede morta.
Ma non solo, si troverà a prendere decisioni, ad uscire dalla sua casa, ad entrare in contatto con gli altri (cosa estremamente terrorizzante per lui), addirittura a prendere un treno per andare a Londra dove, scopre, vive la mamma (che ovviamente non era morta).

Christopher, man mano che compie piccoli passi e scopre nuove cose, decide, per mettere ordine nella sua mente e ritrovare la tranquillità, di scrivere una sorta di diario che diviene un libro.

La sua insegnante speciale, di supporto, Siobhan, suggerisce di utilizzare questo suo racconto per farne uno spettacolo teatrale.

Così lo spettacolo si svolge come la storia di Christopher, ma anche come la storia dello spettacolo della storia di Christopher.
Così in scena a volte è la voce di Siobhan a narrare a volte è Christopher.

La scenografia si avvale di tre grandi pannelli disposti come tre pareti, tre vele, tre pagine su cui vengono proiettate le parole che Christopher scrive, i disegni (infantili) che aggiunge ai sui scritti.

Un opera di due ore e mezza, ma vola via in un fiato.

L’apparente ingenuità di Christopher che in realtà segue una logica incomprensibile per chi gli sta accanto.

La fatica dei genitori per riuscire a seguire, ad avere cura, a voler bene ad un ragazzino che fatica a relazionarsi con gli umani, che rifiuta il contatto fisico anche quello dei suoi genitori.

Insomma, tanti spunti, tante riflessioni, emozioni, sorrisi, drammi e tenerezze.

Gli attori sono tutti perfetti, uniscono una certa dose di caricatura, che ben rappresenta come essi possono apparire agli occhi di un quindicenne che ha uno sguardo così particolare sul umanità, alla giusta dose di drammaticità o comicità a seconda dei momenti.

Quello che colpisce più di tutti è il giovane Daniele Fedeli che interpreta Christopher, è veramente eccezionale.
Sebbene sia giovane, solo 24 anni, riesce a dimostrarne ancora meno. Riesce a sembrare veramente un quindicenne, un quindicenne autistico, senza farne una macchietta.

Non mi resta che consigliarvi fortemente di non perdervi questo spettacolo, vi farà vedere la realtà da un punto di vista inaspettato.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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