RACCONTO D’INVERNO – LA NOSTRA RECENSIONE

racconto d'inverno

Racconto d’inverno – La nostra recensione

Dal 19 marzo 2020
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RACCONTO D’INVERNO

Racconto d’inverno” un’opera shakespeariana interpretata e diretta da un duo ormai noto e consolidato Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani portata in scena per la prima volta nel 2010.
E’ possibile ora gustare on line una versione andata in scena nella stagione 2011/2012 al Teatro dell’Elfo.

LO SPETTACOLO

Quest’opera di Shakespeare è di complessa definizione: una commedia romantica o una tragedia con lieto fine, forse meglio una tragicommedia.
Il primo atto è caratterizzato da toni e atmosfere di tragedia dove Leonte, re di Sicilia, suggestionato da una gelosia immotivata, frutto unicamente delle proprie fantasie malate ed ossessive, sospetta l’amico d’infanzia Polissene, re di Boemia, di essere l’amante della moglie e padre del figlio di cui essa è in attesa.

Questa sua ossessione lo porterà a distruggere sia la sua fraterna amicizia che il suo matrimonio ed inoltre a perdere anche i propri figli, il giovane Mamillio che muore di tristezza ed abbandono poiché vede la madre accusata, imprigionata e condannata, la piccola neonata (Perdida) che, non avendo Leonte il coraggio di ucciderla di propria mano e non trovando nessuno disposto a commettere tale obbrobrio per lui, comanda che venga abbandonata.
Quando giunge a Leonte la notizia che la moglie, Ermione, è morta di dolore e di vergogna, solo allora improvvisamente, sembra comprendere l’assurdità e l’orrore del suo comportamento.
Troppo tardi ormai (così crede) tutto è distrutto e non rimane che piangere e cercare di espiare.

La fedele Paolina, si assume il compito di essere testimone vivente della follia e dei dolori causati da Leonte.
Intanto, ultima immagine, si vede sulle rive di un mare in tempesta, una nave che perisce inghiottita dai flutti ed un uomo che sulle rive abbandona un fagotto contenente un neonato e viene poi sbranato da un orso.

Il piccolo viene trovato e raccolto da una donna del luogo.

Così, al termine del primo tempo di “Racconto d’inverno”, tutte le tragedie possibili sembrano già accadute, i personaggi principali o sono morti o sono fuggiti.
Il secondo tempo prende il via sedici anni dopo ed assume i caratteri della commedia degli inganni o comunque dei misunderstanding.
In terra di Boemia Florizel, figlio di Polissene, s’innamora di una pastorella che altri non è che Perdita, la figlia della presunta colpa ripudiata da Leonte e abbandonata in fasce nella terra del nemico traditore.

Polissene, naturalmente, è contrario alla relazione del figlio con quella che crede un’arrampicatrice sociale.

I due fuggono allora in Sicilia, dove Perdita scoprirà di chi è figlia e, soprattutto, l’orrore della follia paterna.
Qui la fida Paolina, che sempre è stata di memento a Leonte della sua follia e dei dolori che ha causato, improvvisamente rivela di aver elevato nella propria casa una statua a memoria della defunta Ermione ed invita tutti a vederla ed onorarla, salvo poi rivelare che tale statua è Ermione stessa che si è nascosta al mondo e finta morta.

Dunque vissero tutti felici e contenti, se così si può dire.
Si c’è un ritrovamento, un amore giovanile che si realizza, al contrario del famoso amore contrastato di Romeo e Giulietta, ma a che prezzo?

CAST
RACCONTO D'INVERNO

Ferdinando Bruni (Leonte), Elio De Capitani (Polissene/chef), Cristina Crippa (Paulina/Mopsa), Elena Russo Arman (Ermione/Dorca), Corinna Agustoni (Emilia/la trattora), Luca Toracca (Cleomene/signor Ruggero), Gabriele Calindri (Camillo/orso), Federico Vanni (Autolico/carceriere/il Tempo), Vincenzo Giordano (Autolico/carceriere), Nicola Stravalaci (Antigono/maggiordomo), Giuseppe Amato (Florizel/segretario/medico), Camilla Semino Favro (Mamillio/Perdita), Umberto Petranca (Zotico/Archidamo/medico)
Di ognuno di loro ci sarebbe da dire fin troppo, tutti bravi ed esperti, rendono vivi, vivaci e reali i loro personaggi.

La regia di “Racconto d’inverno”, così come le scene e i costumi sono di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.
Essi scelgono di spostare l’ambientazione nell’800, con una scena bianca, molto illuminata e con pochi elementi e costumi ricchi e vivaci.

Su un elemento architettonico, una sorta di scala/balaustra viene riportata una frase in inglese antico che suona, tradotta così:

Passione, la tua intensità pugnala il cuore.

Tu fai possibile l’impossibile.

che dà l’indizio di ciò che muove l’agire del reLeonte e quindi tutte le dinamiche dell’opera.

CONCLUSIONE

Shakespeare non delude mai!
Anche con il passare dei secoli i temi sono sempre attuali.
Come non leggere nella gelosa ossessione di Leonte i tragici e frequenti eventi delle croniche quotidiane di femminicidi perpetrati da uomini che non sanno accettare l’autonomia femminile?
Come non rievocare in Ermione le tante donne che cercano sempre di trovare un perché, una scusa, un barlume di affetto in comportamenti brutali ed omicidi dei loro uomini?
Come non vedere in Paolina il coraggio infine delle donne di guardare in faccia la verità e di dire le cose come stanno, cercando una giustizia ed una doverosa espiazione dei torti subiti?
Ed anche se prosegue con toni più leggeri di commedia e vi è infine una soluzione gioiosa, non dimentichiamo che ciò è stato a prezzo comunque di una morte innocente (il giovane Mamillio), di un’amicizia tradita, di esili, di anni di pena, di rimorsi, di solitudini e nascondimenti.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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