TROPICANA – la recensione

tropicana

TROPICANA YE

23 novembre – 1 dicembre 2019
Teatro Franco Parenti
  • PRESENTAZIONE
  • LO SPETTACOLO
  • IL CAST
  • CONCLUSIONI
PRESENTAZIONE

Una canzone, un tormentone estivo.
Sono sicura che come avete letto il titolo il motivo vi sta già risuonando nella testa.
Un giocoso brano, su un orecchiabile calypso, frivolo e vacanziero che parla di spiagge, balli e bibite!
Se pensate così, non l’avete ascoltata davvero!

LO SPETTACOLO

Il nucleo dello spettacolo è la famosa canzone omonima del titolo, successo dell’estate dell’83, ancora oggi canticchiata e utilizzata in molte occasioni.

Motivo orecchiabile, scherzoso, contenuto leggero “estivo”?

In realtà il testo racconta ben altro, parla di una società immobile, paralizzata, sull’orlo di una esplosione, sul punto di essere travolta da un eruzione catastrofica, ma che osserva tutto

“Come dentro a un film?
E stavamo lì
Dimmi, dimmi
Non ti senti come al cinema?

Lo spettacolo si svolge su diversi piani: gli attori interpretano i componenti della band, dall’altra gli attori diventano i protagonisti del testo della canzone, infine gli attori interpretano se stessi che costruiscono lo spettacolo della nascita della canzone.

Sorridendo o ridendo proprio di gusto si parla di temi seri.

Si parla di successo, delle leggi del mercato in grado di determinare la vita o la scomparsa di cantanti. Si parla di canoni artistici, di stereotipi

CAST

Francesco Alberici si finge autore impegnato, quello che ha qualche cosa da dire, che finge un apertura alla collaborazione di tutti i membri, ma si ritiene la vera mente.

Claudia Marsicano (Premi UBU 2017 – Migliore attrice Under 35) è la cantante, la Front Girl, quella che ha studiato musica, l’elemento trainante di successo del gruppo, insofferente alla scarsa professionalità dei compagni.

Poiché è la professionista, “la cantante” si sente autorizzata ad interpretare a suo piacimento la canzone, senza dare ascolto alle direttive.

Daniele Turconi, lui è il chitarrista, un autodidatta.

E’ lui che dirige, da suggerimenti, meglio ordini su come interpretare il brano.

Perché lui ha studiato qual è la struttura che assicura l’ascolto ed il successo.

Salvatore Aronica infine, l’ultimo arrivato del gruppo, l’outsider, quello che non ha un compito preciso e quindi fa un po’ il garzone di tutti, il jolly della situazione.

In fondo lui un ruolo se l’è trovato: la sua marginalità , secondo il suo punto di vista, è ciò che crea l’equilibrio del gruppo, il collante!

LA REGIA

drammaturgia collettiva a cura di Francesco Alberici
scenografia Alessandro Ratti
in collaborazione con Sara Navalesi
disegno luci Daniele Passeri

La scelta di un quadro minimale, 4 pareti verdi con una confusione di oggetti in scena, che vengono riordinati all’inizio e nel finale nuovamente sparsi.
La scelta in alcuni momenti di silenzi prolungati che creano un momentaneo imbarazzo e senso di attesa.

In alcuni momenti un po’ sconcertante perché ti lascia senzaun punto su cui focalizzarti.

CONCLUSIONE

Come si diceva una canzone apparentemente frivola, di successo, ma che nasconde ben altro!

E tutto questo diviene ben chiaro al termine, quando il testo della canzone viene recitato per intero.

Tutto ciò diventa spunto per riflessioni ben più serie.

Riflessioni sul fatto che in realtà il più delle volte il pubblico non ascolta, in questo caso non ascolta il testo di una canzone, ma più in generale non si ascolta l’altro.

Così come di una canzone rimane impresso il ritornello:

“Bevila perché è Tropicana, ye”

Così di quello che ci viene detto ci rimane qualche parola, così riflette Francesco Albericgi.

Riflessioni, amare e disilluse per lo più, su che cosa determina il successo ed il perdurare del successo.
Solo un’analisi di che cosa colpisce, cosa funziona, il rispetto di una certa struttura rodata che cattura l’attenzione questi sono gli ingredienti per il successo secondo Daniele Turconi.

Non che ciò che non aderisce a queste regole non sia bello, anzi forse lo è anche di più, ma non cattura non raggiunge le vette della Hit Parade. Questa è la cinica ed amara conclusione di Daniele.

Leggi di mercato che decretano il tuo permanere al centro delle attenzioni o il tuo svanire.
Conta il talento o sapersi vendere?
Incredibile come da un apparente innocua canzone estiva si possa giungere a fare riflessioni sulla vita, sulla comunicazione, sui sogni.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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