TUTU – CHICOS MAMBO – LA NOSTRA RECENSIONE

tutu

Tutu – Chicos Mambos al Teatro Menotti – 21-23 febbraio – La nostra recensione

PRESENTAZIONE

Tutu nasce nel 2014 per festeggiare il ventennale di questa compagnia francese, anche se nasce a Barcellona da un idea di Phillippe Lafeuille.
Versione europea dei Ballets Trockadero de Montecarlo di New York, propongono una danza en travesti.

Divertimento all’ennesima potenza, un mix travolgente di buona danza, anzi direi ottima danza e ironia.

Uno sguardo pieno d’affetto, ma nello stesso tempo lucido sul vasto mondo della danza e dei ballerini.

TUTU

Sei bravissimi ballerini travestiti da ballerine, attraversano in 20 quadri tutti i linguaggi della danza, prendendo in giro, con tanto humor e senza remore, i vari codici della danza e i vezzi e le manie dei ballerini.


Sono più di quaranta i personaggi che interpretano con cambi mirabolanti, passando da il più classico dei classici, “Il lago dei cigni”, dove per l’occasione gli eleganti cigni diventano delle simpatiche papere un po’ pasticcione, ad altre figure classiche come “pas de deux “ dove uno strepitoso Vincenzo Veneruso che balla addirittura sulle punte come una vera ballerina, prende in giro insieme al suo compagno il bisogno di entrambi di essere “prime donne” e spiccare rispetto all’altro.


Passiamo poi alla presa in giro di danze più moderne, come il teatro danza, in sottoveste, di Pina Bausch, dove, indossando lunghe sottovesti di raso che calzano in modo quasi ridicolo sui corpi muscolosi maschili e con parrucche con lunghissime chiome, che diventano parte del corpo danzante, ancora una volta cercano di rubarsi il proscenio.

Abbiamo anche esempi di balli da sala con richiami ed allusioni a certe trasmissioni televisive di ballo (Ballando con le Stelle).


Uno stupendo pezzo di tango argentino dove i ballerini compaiono a due a due sulla scena, sono vestiti con una anonima felpa nera e i piedi calzati da scarpe da tango rigorosamente femminili. Le luci illuminano sole le gambe che sembrano così prive di corpo.

Si vedono così queste gambe che progressivamente aumentano di numero sulla scena e si intrecciano, quasi dialogano tra loro.

Un pezzo di grandissimo impatto.

Il numero in cui impersonano le atlete di ginnastica artistica, richiamando la nostra notissima squadra delle “Farfalle”, dove prendono in giro le posture, i guizzi, i sorrisi stereotipati ed usano nastri, cerchi e palle. E’ un magnifico pezzo ed un perfetto mix di comicità e bravura tecnica.


Per terminare infine con un pezzo di assolo di un ballerino ( Guillaume Quéau) che alterna tratti di danza classica a tratti della danza maori “Haka”.
Questo pezzo che è quasi alla conclusione dei 70 minuti di spettacolo e che presenta anche una minima parte parlata, miscelando questi due generi agli antipodi, vuole anche essere un po’ una denuncia di quei preconcetti sul tipo di danza che deve essere ballato dall’uomo, piuttosto che dalla donna, su aspetti del mondo della danza o sulle caratteristiche fisiche dei ballerini.

CAST
tutu

David Guasgua M., Pierre-Emmanuel Langry, Julien Mercier, Guillaume Quéau, Stéphane Vitrano e l’italiano Vincenzo Veneruso: questi sono i 6 strepitosi ballerini che si alternano e rincorrono sul palco, tra mille cambi, smorfie, gag e bravure tecniche.
Coreografati e diretti da Philippe Lafeuille, fondatore di questo progetto e della compagnia.

tutu
Philippe Lafeuille
COSTUMI

Corinne Petitpierre è l’autrice dei costumi, pazzi colorati e fantasiosi.
Lo spettacolo e le componenti comiche non sarebbero così brillanti ed efficaci senza questi costumi.
Ben si comprende come, l’anno scorso abbiano dovuto interrompere la loro tournée a causa del furto dei costumi.
Non erano facilmente sostituibili!

CONCLUSIONE

Un magnifico omaggio alla danza, allo stesso tempo scanzonato, appassionato ed ironico.
Grande bravura, capacità tecniche e fisiche, messe in scena con leggerezza e grazia, tanto da sembrare alla portata di tutti.
Ed il coreografo Philippe Lefeuille cerca di convincere il pubblico appunto di aver dentro di se un po’ dell’animo del danzatore.

Infatti dopo gli applausi, nei ringraziamenti, invita tutto il pubblico a scoprire il “tutu” che c’è in ognuno di noi e a tirarlo fuori!

E così invita tutti ad alzarsi e a sciogliersi, lasciarsi andare.

E proprio non ci lascia andar via se prima tutti insieme non ci lasciamo andare ad un fluido movimento ed un canto a piena voce!

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

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