• Featured

La parola giusta, con Lella Costa: la recensione!

La parola giusta

La parola giusta, al Piccolo Teatro Grassi dal 2 al 6 ottobre.

  • LA MEMORIA DEL QUINQUENNIO 1969-1974
  • LO SPETTACOLO
  • LE CONCLUSIONI

Di Marco Archetti, con la collaborazione di Lella Costa e Gabriele Vacis, regia Gabriele Vacis, con Lella Costa, scenofonia, luminismi e stile Roberto Tarasco, produzione Centro Teatrale Bresciano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

LA MEMORIA DEL QUINQUENNIO 1969-1974

“La stagione inquieta della Repubblica, la risposta democratica alle stragi” è il titolo del progetto di memoria sul quinquennio 1969-1974 pensato dalle amministrazioni comunali di Milano e Brescia in ricordo delle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia.

Progetto che si propone di costruire da maggio a dicembre 2019 un palinsesto di eventi aperto alle due città, a 50 anni dall’attentato terroristico nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano e a 45 anni da quello avvenuto nella centrale piazza di Brescia.

All’interno di questa programmazione vi è lo spettacolo “La parola giusta”

“Trovare la parola giusta / che sia nel pieno delle forze / non sia isterica / non abbia la febbre / non abbia detto che il nero è bianco / trovare le parole che permettano di sollevarsi almeno di un millimetro / su tutto questo”.

Così recita la poesia di Ryszard Kapuścińskiche ha suggerito il titolo di questo monologo scritto a quattro mani da Marco Archetti e Lella Costa.

LO SPETTACOLO

Lo spettacolo parte dall’evento del 1969 che prima di tutti viene alla memoria: lo sbarco del primo uomo sulla luna.

Muove da tutto il fermento di rivendicazioni, di ricerca di verità e giustizia, dalle lotte politiche, operaie e studentesche di quegli anni e da un altro fatto clamoroso inaudito che muterà in maniera drammatica le vite non solo dei diretti coinvolti, ma di tutti i cittadini e della democrazia.

Stiamo parlando della bomba nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana, il 12 dicembre sempre del 1969 proseguendo per un periodo di cinque anni fino alla altra tragica strage di Piazza della Loggia.

Un periodo di 5 anni, tra due stragi, due città, Milano e Brescia.

Fermento nel mondo del lavoro, nel mondo della cultura, della scuola.

Anni di lotte armate e non, di inganni, di insabbiamenti, di connivenze, di sangue, di servizi segreti, di indagini di uomini in cerca di verità e giustizia.

Tutto questo visto attraverso i ricordi, i sogni, i progetti, gli amori  di una persona comune, una donna che nel 1969 aveva 17 anni, ancora studentessa, si affacciava al mondo e si trova ad incrociare, ad essere travolta da l’esplosione di piazza Fontana.

Un ripercorrere, un ritornare su quegli anni, su quegli eventi, su ciò che si era sperato, su ciò che si è sofferto ed amato.

Ripercorre Lella le piccole gioie di una ragazzina al suo primo amore che si scontra con qualche cosa di inimmaginabile.

Ricorda lo sgomento, il dolore, la rabbia, gli interrogativi, troppo spesso e troppo a lungo rimasti senza risposta.

E attraverso, la sua voce anche noi rivediamo, riviviamo quei momenti, quelle sensazioni, quelle emozioni.

Ma in Lella, nella protagonista, c’è anche la voglia prepotente di non arrendersi, di indignarsi ancora, di pretendere giustizia, di non dimenticare, di trovare “la parola giusta” per quei fatti.

Perché:

“Siamo testimoni non perché c’eravamo, ma siamo testimoni perché continuiamo ad esserci, sempre!”

Un dialogo tra se stessa e il pubblico talora leggero, più spesso commosso, sempre appassionato.

Una Lella Costa immensa, che ti porta con delicatezza nella profonda commozione, ti suscita la risata delle gioie semplici, ti scuote con l’indignazione.

La parola giusta
LE CONCLUSIONI

Al termine ci si sente grati del dono di questo ricordo, che non vuole essere solo nostalgia, non vuole piangere su se stesso, ma ti offre la carica, la convinzione e la voglia che sia giusto e necessario non arrendersi e non rinunciare mai a pretendere e lottare per ciò che è diritto ineludibile per l’uomo.

 

Elena Grossi

Sono... un medico!...? Una pediatra... e quindi cosa ho a che fare con l'arte? Forse perché nella mia... lontana... adolescenza sono stata a lungo combattuta (prima di essere travolta dalla passione per la medicina) tra l'idea di frequentare il Conservatorio, piuttosto che il liceo Artistico e l'Accademia, forse perché l'essere sempre a contatto con i bambini ha mantenuto il mio animo giovane e sognatore, fatto sta che mi sono riavvicinata al mondo dell'arte, prima attraverso la danza, poi attraverso la pittura. Non ho mai tralasciato in tutti questi anni di andare a vedere film, teatro, concerti e soprattutto lo straordinario Notre Dame de Paris che mi ha portato ad avvicinare anche tutto quel mondo che sta dall'altro lato del palcoscenico! In qualche modo ho scoperto attraverso i miei vari percorsi di formazione della mia professione e delle mie passioni che il godere, fruire dell'espressioni artistiche, così come anche il praticarle direttamente possono essere terapeutiche per i sussulti, i disagi, i mali, ma anche i sogni dell'anima. Credo che per il benessere, l'armonia di ogni essere umano dovremmo tutti, almeno in qualche momento della nostra vita, praticare una qualche espressione artistica. Per tutti questi concatenarsi di motivi, non ultimo anche la mia passione nel vedere nascere, crescere e sbocciare questi nuovi giovani talenti, mi ritrovo in questa community di gioiosamente pazzi artisti, sperando di poter portare il mio piccolo sassolino alla grande montagna dell'arte.

Leave a comment

You must be logged in to post a comment.